Gioco
Palazzo De Larderel, il ponteggio sulla facciata del Tribunale compie 18 anni
Livorno, impalcatura e transenne installate alla sezione civile a fine 2000 dovevano restare pochi mesi. E ora la palla è ripassata al Ministero
LIVORNO. Villa Pendola torna in mani private e va all’asta, Osvaldo Jaconi prepara la trasferta del Livorno a Bergamo contro l’Albinoleffe col dubbio Doga e tra i giovani livornesi scatta l’allarme per il consumo di droghe leggere. È il gennaio 2001. E il ministero di Grazia e Giustizia – guardasigilli è Piero Fassino – annuncia lo stanziamento di 5 miliardi e 400 mila delle vecchie lire, che gira al Comune, per diversi lavori di ristrutturazione e restauro degli uffici giudiziari della città.
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Tra questi c’è anche il rifacimento di parte dello storico palazzo De Larderel, sede – già allora – del Tribunale civile. Quasi diciotto anni dopo, il compleanno per la posa del primo tubo d’acciaio è fissato per dicembre prossimo, i ponteggi e le transenne sistemate lungo la facciata principale sono ancora nella stessa identica posizione di allora. Le uniche mutazioni dal 2001 sono di carattere chimico-meteorologico: l’impalcatura si è via via arrugginita e nello spazio compreso tra il muro del palazzo e le transenne lungo il marciapiede è cresciuta una piccola quanto rigogliosa flora urbana.
Paradossale ciò che è avvenuto visto che il giorno della conferenza stampa di presentazione degli interventi l’allora vicesindaca Paola Bedarida insieme a Cesare Rini, che aveva seguito il progetto, e con il dirigente comunale Alfredo Giuntoli, spiegavano come i lavori di restauro sarebbero stati brevissimi e che l’impalcatura poteva essere rimossa addirittura a maggio dello stesso anno. Certo, passati quasi quattro lustri, oggi a Livorno non siamo ai livelli di Bari, dove dopo lo sgombero del palazzo di Giustizia le udienze sono state spostate in una tendopoli. Ma parlando con chi frequenta il tribunale civile, le impalcature, e non solo quelle, sono il segno tangibile del degrado e dell’abbandono di un bene pubblico. «Addirittura – fanno notare – quando piove – diversi uffici si allagano». Sintomatica come nel corso degli anni il ruolo di impalcature e reti sia cambiato: inizialmente dovevo servire per permettere l’intervento di rifacimento della facciata, mentre adesso servono per garantire la sicurezza a chi frequenta il tribunale dalla possibile caduta di calcinacci.
Come si è arrivati a questa situazione paradossale cerca di spiegarlo la dirigente amministrativa Anna Maria Mura. «Il palazzo che è di proprietà del Comune, due anni fa è passato sotto la giurisdizione del ministero della Giustizia e da allora stiamo lavorando affinché questo problema sia risolto, tanto che la conferenza permanente ha già segnalato questa criticità». Impossibile al momento fare previsioni riguardo ai tempi della possibile rimozione delle impalcature, anche perché il palazzo – progettato dall’architetto Ferdinando Magagnini fra il 1850 e il 1854 – è tutelato dalla Soprintendenza delle Belle Arti e di mezzo c’è pure il Demanio. Non a caso, vista anche la situazione del tribunale penale di via Falcone e Borsellino, da tempo si parla della possibilità di costruire un nuovo palazzo di giustizia che permetterebbe di liberare le due strutture (magari anche dai ponteggi) e crearne una nuova.
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