Il lutto
Banchine più sicure, è necessario che intervenga l’Asl
il problemaLa sicurezza in porto non si fa con le lacrime, fossero anche quelle sacrosante di rabbia e di lutto. Ma a mente fredda, mettendo in campo una serie di interventi sul fronte caldo della...
il problema
La sicurezza in porto non si fa con le lacrime, fossero anche quelle sacrosante di rabbia e di lutto. Ma a mente fredda, mettendo in campo una serie di interventi sul fronte caldo della prevenzione. E’ per affrontare questi problemi che, sulla scia del convegno a due mesi dal tragico doppio incidente mortale in porto, un gruppo di promotori (Barbara La Comba, Luigi Moggia, Valerio Vigoni, Simonetta Pampaloni e Ketty Bruno a nome di associazione Oltre, Pci e Rls Porto 2000) ha chiesto un faccia a faccia con i vertici dell’Asl (Maria Teresa De Lauretis, direttore generale, e Cesare Bonocore, responsabile del settore Prevenzione Igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro).
C’è bisogno di garantire la tempestività degli interventi: dunque, occorrono “punti di primo soccorso in porto” (sono demandati alle aziende e «non se ne rileva la presenza») ma bisogna anche migliorare l’accessibilità per i mezzi del 118. Sono questioni sul tavolo di De Lauretis, che verificherà se è possibile realizzare una piattaforma di elisoccorso in area portuale.
Il Dipartimento Prevenzione si è impegnato a richiedere sempre la presenza dei “rappresentante dei lavoratori per la sicurezza” (Rls) durante le attività ispettive della Asl, in particolare in area portuale perché – è stato detto – solo così è davvero possibile «accertare in modo puntuale le criticità in tema di sicurezza per i lavoratori».
L’Asl dice che dal 2011 gli addetti alla prevenzione non sono diminuiti e dalle statistiche emertge che non sono aumentati gli incidenti. Tutto ok? No, segnala il gruppo promotore: da un lato, le interferenze a banchina «non sono state risolte dal Prg»; dall’altro, i meccanismi premiali sono tali che si è spinti a non denunciare gli infortuni che dunque nei calcoli ufficiali risultano, a giudizio dei promotori del convegno, sottostimati. Se poi questa condizione viene associata a una precarietà diffusa ecco che l’operatività reale ha dinamiche da portare «addirittura a nascondere gli infortuni».
È per questo motivo che, anziché utilizzare il parametro degli infortuni, è stato chiesto all’Asl di utilizzare un altro criterio sul fronte dell’impegno di vigilanza in porto: meglio legarlo ai traffici marittimi, «aumentati dopo anni di crisi in modo significativo, in particolare i traffici ro-ro e cellulosa, due settori ad alto rischio». Con una sottolineatura: l’Asl valuterà se ce la fa a garantire ispezioni «durante tutto l’arco di tempo delle attività portuali e non solo durante gli orari di ufficio del dipartimento».
E’ stato poi chiesto all’Asl uno sforzo di trasparenza: sui piani di azione, sugli obiettivi e sui criteri di verifica, ma anche «sulla pubblicazione statistica dei risultati delle ispezioni», con una «maggiore informazione e formazione, anche on line, per dare non solo una percezione di maggiore sicurezza ai cittadini ma fornire anche supporto ai delegati nelle aziende». A riguardo, è stata chiesta la creazione di una pagina internet di informazione del settore prevenzione della Asl un po’ «sull’esempio di quanto già fatto dall’Arpat». —
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