Il Tirreno

Livorno

Nascondeva le bombe: in carcere l’amico dell’ex viceprefetto

Nascondeva le bombe: in carcere l’amico dell’ex viceprefetto

Livorno, misura più dura per Stefano Del Carratore: era ai domiciliari da 8 mesi. Interrogato dal giudice non ha risposto alle domande  

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LIVORNO. Stefano Del Carratore, il pensionato livornese di 65 anni che fu arrestato a novembre scorso mentre viaggiava sul lungomare con un carico di esplosivo a bordo della sua Smart, è stato portato nella mattinata di venerdì 28 giugno nel carcere delle Sughere. Da otto mesi Del Carratore si trovava agli arresti domiciliari: il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno, Mario Profeta, ha disposto ora nei suoi confronti un inasprimento della misura cautelare decidendo per la detenzione in carcere.

Una decina di giorni fa Del Carratore si era avvalso della facoltà di non rispondere davanti al giudice. I militari della guardia di finanza si sono presentati a casa dell’uomo e l’hanno portato alle Sughere. Sabato  il pensionato incontrerà il suo avvocato Gabriele Rondanina e insieme decideranno l’eventuale richiesta di riesame dopo aver letto gli atti e le motivazioni dell’arresto. Quando Del Carratore fu arrestato all’altezza di Porta a Mare, in un pomeriggio di novembre, la notizia si trasformò subito in giallo: perché l’ex rappresentante di medicinali aveva tutto quell’esplosivo con sè, quattro bombe, altrettanti detonatori e un telecomando? Gli inquirenti non rivelarono dettagli per non compromettere l’operazione Vicerè culminata un mese fa con l’arresto del vice prefetto Giovanni Daveti.

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È stato il procuratore della Repubblica Ettore Squillace Greco poi a chiarire che Del Carratore non era un terrorista, ma semplicemente un amico di vecchia data di Daveti. E con quel carico di esplosivo voleva farla pagare a qualcuno, danneggiandogli l’auto, un presunto torto immobiliare. Proprio Daveti il 20 novembre 2017 parla con Del Carratore dentro la sua Opel Mokka imbottita di cimici piazzate dai finanzieri: Del Carratore dovrà affrontare l’udienza di convalida dell’arresto, e deve istruirlo. «Per ora non hai detto nulle vero?», gli chiede. «Zero, nemmeno quando sono nato». «E quello che hanno pubblicato...? - chiede Daveti - I giornali dicono che l’avresti fabbricato te con le cartucce». «Non ho visto i telegiornali, ma sì quello è vero». Poi il viceré rassicura, quasi bonario sulla pena: «Siamo sul fronte da uno a 5 anni, è un reato di particolare tenuità». «Comunque - riprende Del Carratore - Io non ho fatto il nome di nessuno, zero zero».

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di Redazione web