Gioco
La disperazione del vicino «Non ho potuto fare niente»
Il compagno di Giada Bartolini ha suonato al dirimpettaio per chiedere aiuto. L’uomo ha capito immediatamente che la situazione era grave
LIVORNO
La prima rampa di scale. Poi la seconda, la terza. Fino ad arrivare di fronte alla porta dell’appartamento dove è stata ritrovata senza vita Giada Bartolini. Percorrendo i gradini, quello che si sente è silenzio. E basta.
I vicini non hanno molta voglia di parlare di quel fatto che ha squarciato la loro quotidianità. Di quella donna quarantunenne che, fino a qualche giorno fa, si affacciava alla finestra del suo appartamento situato al terzo piano di via Ademollo, a metà strada fra i Salesiani e la stazione.
Anche gli altri inquilini di quel terzo piano non sono molto propensi a esprimersi. L’uomo che abita nell’appartamento accanto a quello dove viveva Giada Bartolini apre la porta con fare esitante.
È a lui che si è rivolto Nabil Krimi per cercare aiuto. È al suo campanello che ha suonato per trovare qualcuno che potesse dargli una mano.
«La donna era in camera, riversa a terra, – racconta l’uomo, che non vuole figurare con il suo vero nome – lui l’ha presa e l’ha messa sul letto. Io non sono un medico, ma le ho toccato un braccio ed era freddo. La pelle, poi, era molto pallida. Mi è subito sembrata, insomma, in condizioni gravissime».
Non ha voluto raccontare niente di più, l’uomo che abita al terzo piano del civico 8 di via Ademollo.
È stanco dei blocchetti e delle telecamere. Cerca di chiudere la porta il più velocemente possibile, per poter finalmente tornare alla sua vita di tutti i giorni. —
Claudia Guarino
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
