Il Tirreno

Livorno

Coppia di anziani raggirata alle Poste, impiegato a processo

Federico Lazzotti
L'ufficio postale dell'isola di Capraia
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L'ufficio postale dell'isola di Capraia

Livorno, la presunta truffa all’ufficio dell’isola di Capraia: spariti quasi settemila euro. Secondo la Procura avrebbe fatto firmare a un cliente un modulo di rimborso

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CAPRAIA ISOLA. In uno degli uffici postali più piccoli della Toscana, quello dell’isola di Capraia, sarebbe andato in scena il raggiro più sgradevole che un cliente possa immaginare di subire: un impiegato avrebbe infatti truffato due anziani facendo sparire quasi settemila euro dei loro risparmi. Come Luca Brizzi, 34 anni, oggi a processo con l’accusa di truffa aggravata, sia riuscito ad appropriarsi di quei soldi lo ha ricostruito la sezione di polizia giudiziaria della guardia di Finanza coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo.

Tutto nasce nel 2011 quando Pasquale Nacchia e la moglie Consiglia Tortora, entrambi residenti in Capraia, si presentano per sporgere denuncia raccontando che il denaro che avevano bloccato in un buono fruttifero postale era sparito. Per due anni l’inchiesta rimane contro ignoti. Poi, qualcosa si muove quando iniziano gli accertamenti delle fiamme gialle che cercano riscontri per capire il meccanismo e sopratutto il responsabile del raggiro. Nell’estate del 2016 i militari decidono di presentarsi anche all’ufficio postale dell’isola, che si trova in paese, e sequestrano diversi documenti che risulteranno decisivi per le contestazioni che oggi vengono fatte al dipendente.

Secondo gli investigatori - come si legge nel capo d’imputazione - l’impiegato avrebbe indotto in errore i due coniugi con artifizi e raggiri facendoli firmare un modulo di rimborso. Il risultato è che i soldi 6.948,892 euro sarebbero scomparsi dal loro conto a beneficio dell’impiegato. Il processo che entrerà nel vivo a metà ottobre dovrà appurare se le contestazioni della Procura siano fondate o meno. Due i rischi affinché sia possibile accertare la verità processuale: i due testimoni principali sono deceduti, inoltre, visto che il reato è stato accertato nel 2013 il processo potrebbe finire in prescrizione. Il Tirreno, martedì 26 giugno, ha contattato Poste italiane per avere la posizione dell’azienda rispetto all’inchiesta e capire se nei confronti dell’impiegato siano stati presi dei provvedimenti disciplinari e se sì quali, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

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