Il Tirreno

Livorno

«Serve il documento del neonato», famiglia lasciata a terra dal Moby

«Serve il documento del neonato», famiglia lasciata a terra dal Moby

Padre, madre e figlioletto diretti in Sardegna sono stati bloccati al porto di Livorno perché il piccolo era sprovvisto della carta d'identità

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LIVORNO. Già pregustavano una settimana di vacanza nel loro appartamento in Sardegna, ma dovranno accontentarsi di appena quattro giorni visto che la partenza di sabato 23 giugno dal porto di Livorno è stato obbligatoriamente rinviata al giorno succesivo. E tutto a causa dell’applicazione di una postilla del biglietto che impone l’obbligo, per tutti i passeggeri del traghetto, di essere in possesso di un documento d’identità. Anche i neonati... La famiglia di Maranello si è quindi scontrata contro la rigorosa applicazione della clausola e nella notte ha dovuto invertire la marcia e tornare a casa. La rabbia è tanta, soprattutto per la sfacchinata doppia che il piccolo ha dovuto sopportare.

«E per fortuna che mio marito - racconta la nonna - è andato ad informarsi ancora prima di mettersi in fila per l’imbarco. Avevamo prenotato il viaggio notturno con Moby Lines in partenza da Livorno alle 23.50 e diretta ad Olbia. Si era scelto un orario così particolare per permettere a mia figlia di non avere problemi sul lavoro. Ma al di là delle nostre scelte, ciò che ci ha stupito è stata la rigidità della ragazza a cui ci siamo rivolti. Il bimbo era con la sua mamma e abbiamo presentato anche tutta la documentazione in nostro possesso, compreso il codice fiscale del mio nipotino. Ma ci è stato spiegato, e in effetti noi non lo sapevamo, che ognuno deve avere un documento d’identità. Ci hanno anche proposto di cambiare il biglietto con la partenza domenicale senza considerare che non esiste alcun ufficio comunale aperto di domenica. E così siamo dovuti tornare, nostro malgrado, a Maranello nel cuore della notte. Domani (oggi per chi legge, ndr) andremo all’ufficio Anagrafe del Comune per sbrigare subito la pratica e tentare di imbarcarci di nuovo a Livorno. Un po’ di buonsenso non avrebbe guastato - riflette la signora - in dieci anni che ci imbarchiamo per la Sardegna è capitato più volte di non dover neppure consegnare i documenti, mentre gli addetti si limitavano a chiedere i biglietti».

(f.b.)
 

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