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Caduta da sei metri, il figlio in lacrime: «Siamo distrutti»
Livorno, Giovanna Selimo è precipitata mentre lavava i vetri sugli scali Bettarini. Controlli sulla struttura da parte dei carabinieri
LIVORNO. Venti minuti prima della tragedia, prima di cadere dal primo piano di quella camera a due passi dal Mercato centrale, aveva incontrato alcuni amici di famiglia in piazza Guerrazzi. «Era tranquilla, contenta per la nuova casa in cui stava per trasferirsi, e l’aveva detto anche a loro», spiega uno dei due figli di Maddalena Selimo, la 62enne di origini napoletane - ma a Livorno dai primi anni ’90 - che nella mattinata di sabato 23 giugno è precipitata mentre stava lavando i vetri di una finestra ed è morta.
«Dieci giorni fa aveva avuto un calo di pressione - continua il figlio della donna, Mario Laurici - le avevo detto di non sforzarsi troppo e di riposare un po’, ma lei non riusciva proprio a stare ferma. Non so com’è precipitata da lassù, ma potrebbe essere stato un malore a farla cadere dalla scala». Sarà l’autopsia, che è stata appena disposta e molto probabilmente sarà eseguita mercoledì mattina, a chiarire le cause della morte: gli inquirenti, per il momento, escludono sia l’ipotesi di un gesto volontario che il coinvolgimento di altri, pertanto potrebbe essere caduta per un malore - come ipotizza il figlio, ma anche un testimone che ha visto tutto e non ha sentito urla - o per aver perso l’equilibrio sulla scala. La famiglia aspetta quindi il via libera dal magistrato per organizzare i funerali, che saranno celebrati a Livorno tra giovedì e venerdì. «Mio padre è morto poco più di un anno fa ed è sepolto al cimitero dei Lupi - continua Laurici - siamo a Livorno dal ’91, ormai ci sentiamo livornesi. E anche mia madre riposerà qui, accanto a suo marito: questo è l’unico, minimo sollievo di questa tragedia».
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Intanto sono sempre in corso tutti gli accertamenti da parte dell’Asl e dell’Inail sulla struttura in cui si trovava la donna, sugli scali Bettarini. Come spiegano i carabinieri intervenuti per i rilievi, «quelle stanze vengono gestite da un affittacamere (Medusa, ndr)», versione che confermano anche i residenti della zona. Ma il figlio della vittima - in linea con quanto dichiarato dalla titolare del bed and breakfast con sede in via Grande, Claudia Zironi - spiega che «le cose non stanno così». «Quella è la casa di Claudia, in quel momento c’erano anche i suoi figli - continua Laurici - Claudia è un’amica di famiglia, mamma doveva pranzare con lei e nell’attesa, vedendo i vetri sporchi, ha dato una mano. E pensare che a casa era sempre attenta quando c’era da pulire le finestre. Nelle ultime ore ho sentito tante falsità: un incidente sul lavoro, una dipendente in nero, nessun contratto tra le parti. Io e mio fratello (Giuseppe, ndr) abbiamo perso i nostri genitori nel giro di quindici mesi, è un momento terribile e non possiamo stare dietro anche a queste storie inventate». Le verifiche stanno comunque andando avanti, mentre i figli aspettano ancora - dopo le telefonate choc di sabato mattina, quando erano fuori Livorno - di dare l’ultimo saluto alla madre. «Un’attesa straziante», chiude Mario tra le lacrime.
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