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Livorno

La circolare: «Ok alle infiorescenze Ma con dei limiti»

Il Consiglio superiore di sanità, durante la seduta del 10 aprile, ha raccomandato che siano attivate «misure atte a non consentire la vendita libera» dei prodotti costituiti da infiorescenza di...

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Il Consiglio superiore di sanità, durante la seduta del 10 aprile, ha raccomandato che siano attivate «misure atte a non consentire la vendita libera» dei prodotti costituiti da infiorescenza di canapa, perché non è stato valutato «il rischio connesso al consumo di tali prodotti».
Tutto ciò tenuto conto che la coltivazione della canapa è regolamentata dalla legge 242/2016, in cui «non è inclusa la produzione di infiorescenze, né la loro vendita». Secondo la suddetta legge, dalla canapa coltivata è possibile ottenere, tra le altre cose, alimenti, cosmetici, oli, fibre, polveri, carburanti, materiali utili per l’edilizia e prodotti per il florovivaismo. La norma, inoltre, fissa allo 0,2% il tenore massimo di Thc ammissibile nella canapa greggia, ma offre, d’altra parte, la possibilità per gli agricoltori di continuare l’attività «qualora dai controlli risulti che il contenuto complessivo di Thc (tetraidrocannabinolo, principio attivo della cannabis ndr) della coltivazione sia oltre lo 0,2% ed entro il limite dello 0,6%». Le infiorescenze, invece, sono oggetto della circolare ministeriale del 22 maggio, la quale contiene «chiarimenti sull’applicazione della legge 242/2016». Nella circolare, nello specifico, è possibile leggere che «le infiorescenze di canapa rientrano nelle coltivazioni destinate al florovivaismo, purché derivino da una delle varietà ammesse, iscritte nel Catalogo, il cui contenuto di Thc non superi i livelli stabiliti dalla normativa e sempre che il prodotto non contenga sostanze dichiarate dannose per la salute dalle istituzioni competenti».


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