Il Tirreno

Livorno

Dialogo fra sinistre, prove tecniche guardando al 2019

Ciampini, Raspanti e Bruciati più il blogger Profeta Confronto con tanti “spigoli” di fronte a oltre 100 persone

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LIVORNO. «Quanti spigoli ci sono ancora nei rapporti fra le differenti sinistre, sarebbe sciocco far finta che di colpo non esistano: eppure là fuori ci sono tanti di quei ragazzi e ragazze che lavorano per tre euro e mezzo l’ora oppure che non hanno nemmeno quello, chissà quanto gliene frega dei nostri spigoli». Si potrebbe cominciare da questa frase di Giovanni Puccini, ex portuale ora Bodeguita, per raccontare l’incontro che ha visto più di un centinaio di persone riempire il circolo Pd Ardenza La Rosa (e tracimare fin sull’Aurelia) per ascoltare un confronto su quel che, in questi tempi di egemonia grillo-leghista, sembra quasi un Ufo: la sinistra. Protagoniste varie voci di una parte dell’ancor più varia galassia delle sinistre con “targa” labronica: Paolo Bruciati, dirigente di Buongiorno Livorno, Alessio Ciampini e Andrea Raspanti, consiglieri comunali l’uno del Pd e l’altro di Futuro (oltre a esser stato candidato sindaco buongiornista) più Giulio Profeta, giovane blogger di Uni Info News. Sullo sfondo, inutile dirlo, il voto del 2019 per eleggere il nuovo sindaco e il timore del “popolo di sinistra” di ritrovarsi con il rischio di conquista dell’ex Comune “rosso” da parte della Lega. Ma, così com’è stato abbozzato, anche l’idea di provare a “dire qualcosa di sinistra” su lavoro, welfare, diritti, precarietà, migranti...

L’interessante excursus iniziale di Bruciati per disegnare la storia del voto a Livorno dal dopoguerra in poi mira ad accreditare invece che non esiste finora una avanzata delle destre nella nostra città: lo fa guardando al numero dei voti anziché alle percentuali. È uno sguardo acuto e utile a tenere sotto i riflettori dell’analisi anche chi altrimenti sparirebbe nel “partito del non voto”, ma al tempo stesso da un lato non considera che il denominatore è dimezzato (ed è su quello che si contano i seggi) e, dall’altro, vanga il terreno per poter affermare che solo una proposta radicale può mobilitare l’astensionismo perché è tutto lì il problema.

È in certo qual modo la dinamica saltata fuori nelle primarie dell’ondata “arancione” di Pisapia-Doria-De Magistris, ma si potrebbe rilevare anche che dal 2013 al 2018 nei tre seggi di Shangai non sfonda la destra neofascista non sfonda ma la destra di Salvini balza da un voto a 232 (non lontanissimo dai 297 del Pd soprassato dai 303 del M5s) e nei tre di Corea la Lega vola da 5 a 257 voti (col Pd che dimezza i consensi e viene superato tre volte su tre dal M5s). «È cambiato un modo di sentire: prima c’era ritrosia a dirsi di destra, ora è rivendicato», dice Adriano Tramonti, ex consigliere Pd. «Ma qui – aggiunge – non ci sono tre capi partito che firmano un accordo, semmai c’è una pluralità di anime che non sono solo lì al tavolo ma anche qui in platea». Animata anche dal vivace scambio di battute con la blogger Alessandra Cantini, ex candidata di centrodestra, ma contrassegnata non dall’abituale rassegna di voti noti e anzianotti.

«Spero che sia l’inizio», dice Simone Maltinti, segretario del circolo Pd ospitante. Lui lo dice come auspicio per altri incontri. Ma è anche l’inizio perché gli “spigoli” non mancano: c’è chi come Ciampini ha alle spalle un partito strutturato (ma nella profonda crisi del post-renzismo), chi come Bruciati viene da una storia di sinistra-sinistra e ha costruito negli ultimi anni un’associazione che sta strutturando un civismo di sinistra, chi come Raspanti è stato alla testa di quell’esperienza e ora è in viaggio con la sua valigia per cercare un nuovo profilo di sinistra. Ecco però che se tanto Raspanti dal tavolo quanto Silvia Biondi dalla platea invocano la costruzione di qualcosa del tutto nuovo, gli interventi di marca buongiornina contrassegnano la voglia di non disperdere nel nulla la propria esperienza di questi anni. E chissà cos’accadrà in casa Pd, al quale viene richiesto di rivendicare una propria autonomia rispetto ai posizionamenti calati dall’alto.

Mauro Zucchelli

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