Il Tirreno

Livorno

Il Mercato è il gioiello della città

Il Mercato è il gioiello della città

Lo straordinario fascino di una realtà fra il Covent Garden di Londra e la Boqueria di Barcellona

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LIVORNO. Figuriamoci se lo spiritaccio dissacrante dei livornesi si lasciava scappare l’occasione: il nuovo Mercato delle Vettovaglie – quello che vediamo troneggiare ancora oggi sugli scali del fosso reale – l’avevano finito in neanche cinque anni eppure lo ribattezzarono “il Louvre”. La satira pungente via social non c’era ancora, però le malelingue labroniche avevano già infilzato con la spada del sarcasmo (e con il solito gioco dell’iperbole come sfottò) quel fabbricato avrebbe fatto la nostra storia. “Il Louvre”: perché sembrava troppo grosso, troppo imponente, troppo tronfio. Troppo tutto, a cominciare dai costi: 4 milioni di lirette di allora.

Eppure il Comune se l’era fatto in casa: aveva messo nero su bianco l’ingegnere-capo del municipio Angiolo Badaloni, che troviamo a firmare anche le terme liberty delle Acque della Salute (Corallo) più le scuole Benci e Micheli, oltre a tener gli occhi aperti su quel che si stava realizzando con la nuova Accademia Navale. Un caso unico, questo, che vede nei progetti di tecnici di Palazzo Civico la capacità di lasciare un’impronta così forte sull’identikit della città: si pensi anche a quel che farà poi l’ingegner Enrico Salvais con l’alternanza di bianchi e neri, di linee rette e linee curve alla Terrazza Mascagni...

Quell’amministrazione e quell’ingegnere-architetto ci hanno lasciato in eredita non il “Louvre” – al di fuori della polemica sul dimensionamento, il paragone non ha senso – bensì qualcosa che è già stati rassomigliato al Covent Garden di Londra o alla Boqueria di Barcellona: il mercato che dà spettacolo di sé, al di là della funzione come struttura commerciale. D’altronde, non è forse vero che i turisti amano i luoghi dello shopping? E cosa c’è di meglio d’un mercato vero per farne esperienza?

Finora però il mercato è stato ad uso e consumento di noi livornesi e stop: a cominciare dagli orari. Guai ad aspettarsi che i pullman dei croceristi si fermino in via del Fante anziché puntare verso la Cupola del Brunelleschi, il Campanile di Giotto o la Torre Pendente: ma chissà che non valga la pena di offrire una alternativa concreta al vacanziero che arriva qui e ha già visto per la terza o quarta volta la solita Toscana cartolinata. Ad esempio, in quali altre città potrebbero offrire l’ingresso al mercato dal pelo d’acqua dei canali medicei tramite i sotterranei?

Il fascino c’è già, le volumetrie commerciali potrebbero forse anche aumentare con i nuovi spazi. Anche il format c’è: neanche il Mercato coperto di San Lorenzo a Firenze riussciva a intercettare la fiumana di turisti che gli passavano accanto, talvolta perfino zigzagando fra i banchetti tutt’attorno. Poi quel mercato ha assunto la fisionomia di una struttura di qualità e fascino, ed ecco che non si tratta più di andare a prendere un prodottaccio qualsiasi ma di vivere per una-due ore dentro un edificio che ha una storia unica.

Mauro Zucchelli

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