La protesta
Il comandante della finanza: «Così scopriamo chi evade»
Livorno, dalle società fantasma ai trust, Paolo Borrelli racconta come si individuaono le frodi fiscali e spiega: «Si può fare impresa rispettando le regole»
LIVORNO. «Si può fare impresa rispettando le regole. E i contribuenti che lavorano nella legalità dovrebbero essere contenti dei controlli che facciamo perché in questo modo si salvaguardia proprio l’imprenditoria sana affinché venga rispettata la concorrenza». Paolo Borrelli, da oltre tre anni comandante provinciale della guardia di finanza di Livorno lo ripete più volte seduto dietro alla scrivania del suo ufficio, all’interno della caserma Russo, uno dei palazzi più antichi della città che si affaccia sulla Fortezza Vecchia: gli appunti appoggiati sul tavolo e i dieci tomi del manuale operativo di controllo alle evasioni e alle frodi fiscali a portata di mano.
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Comandante, i numeri dicono che le frodi economico-finanziarie sono molto aumentate in città...
«Non voglio scendere nel dettaglio perché alcune indagini sono ancora in corso, ma posso dire che in questi anni la politica della finanza è cambiata puntando al contrasto della grande evasione. E questo è stato possibile perché si sono affinati i meccanismi che ci permettono di intercettare la criminalità».
A quali si riferisce?
«Il primo è l’aggiornamento professionale continuo degli investigatori attraverso corsi e incontri con la Procura, l’ispettorato del lavoro e l’Inps. Poi a livello operativo ci sono le banche dati: 40 piattaforme informatiche che se messe a sistema ci danno un allarme rispetto a situazione sospette. Infine c’è il controllo del territorio per verificare la capacità reddituale di ogni individuo. E mi riferisco ad auto di lusso o abitudini che possono essere il campanello d’allarme per future verifiche. L’obiettivo è quello di scoprire e aggredire i gradi evasori e recuperare i soldi che non sono stati versati all’Erario».
Se la Finanza e le forze dell’ordine in generale si sono dotate di strumenti sempre più all’avanguardia anche le frodi però sono sempre più complesse.
«È vero, ma le frodi hanno la caratteristica principale di essere replicate. Pensiamo alle frodi carosello dove viene studiata una triangolazione per non versare l’Iva. Ecco, le società cartiere sono riconoscibili».
E come?
«Per prima cosa non hanno un patrimonio, spesso il legale rappresentante è un soggetto nullatenente con precedenti penali, quasi mai esistono affidi in banca. E la vita di queste società dura circa di tre anni con un volume d’affari esplosivo nei primi dodici mesi, dopodiché i ricavi sfumano».
Ma dove aver scoperto il giochino il problema è recuperare i soldi illeciti.
«Diciamo che gli strumenti che abbiamo a disposizione ci permettono di individuare possibili società che nascondono un illecito. Ma il vero obiettivo è quello di intercettare il provento illecito. Perché l’indagato quasi sempre cerca di far sparire i soldi con forme di riciclaggio».
Quali sono i sistemi più usati?
«Diciamo che il più difficile da scoprire e dimostrare è quello del trust (società schermate). Per aggredirlo è necessario dimostrare che quel trust è a disposizione della persona indagata».
Se dovesse lanciare un messaggio a chi sta mettendo in atto una frode fiscale.
«Gli direi che il rischio di essere intercettato è altissimo. Perché c’è una macchina della Stato che ha compreso la necessità di colpire le frodi strutturate. Ad esempio se riceviamo una segnalazione per una movimentazione finanziaria sospetta si apre un’esplorazione adeguata per verificarla. Oppure lo “Spesometro” integrato ti restituisce i rapporti economici tra due soggetti giuridici anche se uno dei due scompare».
E invece a chi rispetta la legge e lavora nella legalità?
«A loro dico che c’è la massima disponibilità da parte di chi controlla per favorire attraverso il contraddittorio un dialogo perché questi soggetti siano maggiormente tutelati». (f.l.)
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