Il Tirreno

Livorno

Benvenuti a "Transennopoli", ecco le strade della precarietà

Benvenuti a "Transennopoli", ecco le strade della precarietà

Livorno, viaggio nelle strade più martoriate dove invece di fare manutenzione e riparare i guai non si fa altro che affidarsi ai rattoppi 

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LIVORNO. Dal mare alla città, passando per il centro storico alla periferia, Livorno è invasa dalle transenne. Molte servono per delimitare cantieri e zone soggette a lavori in corso. La maggior parte, però, sono state messe lì per “tappare un buco” (letteralmente, in alcuni casi) e intralciano la circolazione o il cammino dei pedoni. Elencarle tutte è abbastanza complicato perché in questa vera e propria “Transennopoli” ogni quartiere ha la propria sbarra o barriera architettonica.

Quelle che vedete in questa pagina sono soltanto alcune delle transenne presenti in questo momento: ad esempio, alle spalle del quartier generale delle Poste, in piazza Benamozegh a un passo dalla sinagoga, o davanti alla chiesa di Santa Maria del Soccorso. Senza contare che anche alla vecchia Dogana d'Acqua, da poco restaurata, è tutto transennato: solo che qui alle transenne metalliche più leggere si associa l’artistico mix con le barriere new jersey autostradali che dà un certo non so che all’insieme architettonico.

Le impalcature abbracciano il Palazzo de Larderel ormai da chissà quanto tempo ma è la memoria infallibile dello street view di Google a ricordarci che le transenne si sono aggiunte tre anni fa: sulla rete di plastica arancione compare la scritta “lavori in corso” ma quel che campeggia non sono cazzuole e calce bensì semplicemente le erbacce. A dire il vero, qui come altrove visto che sembrano esser diventate la nota di verde (e di sciatteria) in buona parte dei marciapiedi della città. Non è una novità delle ultime settimane: forse per le ristrettezze dei bilanci municipali o forse per l’idea che la manutenzione si può sempre rinviare a dopodomani, fatto sta che ormai da tempo si moltiplicano le transenne un po’ ovunque. Il Comune mette le mani avanti: cerca di metterci una toppa per avere una appiglio in caso di guai, se qualcuno si fa male, e poi stop.

Talvolta si risparmia anche sulla transenna: basta un palo con la freccia di un segnale azzurro per dire di passare un po’ più in là: com’è, per dirne una, in via del Cedro e come, fino a qualche giorno fa, davanti all’ex circoscrizione 4 in piazza Damiano Chiesa, zona Colline, dove devono essere affezionati a questi sbarramenti metallici visto che attorno alla palazzina di via Menasci se ne trovano ancora.

È il segno di una precarietà diffusa: ci metto un toppino e domani qualche santo aiuterà. Quel che emerge è trascuratezza e degrado. Il simbolo è quell’accrocco di transenne sotto lo storico portico del Pieroni. Colpa della caduta di alcuni frammenti lapidei da una delle arcate: con le sue colonne marmoree ciò che ora vediamo (noto come “Logge del Mengoli” dal nome di un antico commerciante locale) è quanto rimane in Piazza Grande del vasto loggiato di epoca medicea, disegnato alla fine del '500 dall'architetto fiorentino Alessandro Pieroni. Alla guerra ed alle demolizioni postbelliche dei quattro loggiati pre-esistenti è appunto sopravvissuto soltanto quello rivolto a nord-est sul quale, fra l'altro, spicca in facciata un'immagine della Madonna di Montenero. Basta alzare lo sguardo ed ecco che a cinquanta metri, nel cuore di piazza Grande, ieri mattina c’era un’altra transenna…

All’Apparizione invece l’hanno messa per chiudere un tratto in cui manca la balaustra e un pedone disattento potrebbe cadere di sotto. In compenso, cento metri più in là, alle spalle della chiesetta ai piedi di Montenero hanno lasciato la vecchia ringhiera che, prima che costruissero il secondo sottopassaggio ferroviario, correva lungo la strada verso Antignano. Sono passati solo vent’anni, non disperate.
 

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