Il Tirreno

Livorno

Nuovo arresto per il viceprefetto

di Gianni Tacchi
Nuovo arresto per il viceprefetto

Daveti accusato di contrabbando aggravato come il boss della ’Ndrangheta. Altri due in carcere

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LIVORNO. Tra le accuse, al momento dell’arresto di fine maggio, non c’era soltanto l’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, ma anche al contrabbando. Un reato, secondo gli inquirenti, legato al diretto coinvolgimento nel traffico di 9 tonnellate di sigarette di contrabbando, nascoste dietro a pezzi di arredamento all’interno di un container e scoperte in porto - lo scorso 25 maggio - dalle Fiamme gialle e dall’Agenzia delle dogane. E adesso i finanzieri, a due settimane dall’arresto e in base alle nuove indagini su quel carico sequestrato, hanno aggravato la posizione di Giovanni Daveti, 66 anni, viceprefetto di Livorno con delega e reggenza all’isola d’Elba.

Nei confronti del “vicerè” livornese, già alle Sughere, è scattato infatti un secondo arresto per «contrabbando aggravato dall’aver sfruttato - come spiegano dalla Guardia di finanza - navi, società e persone non coinvolte nel traffico illecito di tabacchi lavorati esteri». Un quadro identico a quello del boss della ’Ndrangheta Giuseppe Belfiore, 61 anni, anche lui in cella da una quindicina di giorni - a Torino - e anche lui colpito da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Livorno Marco Sacquegna.

Daveti e Belfiore, secondo quanto ricostruito dalla Finanza negli ultimi mesi, erano a capo dell’associazione a delinquere appena smascherata. Sette invece le figure chiave intorno a questa banda, tutte inizialmente ai domiciliari: per due di loro, una volta accertato lo stesso reato di contrabbando aggravato, si sono aperte però le porte del carcere. Il primo è Giovanni Faiello, 41 anni, residente a Livorno e molto vicino a Daveti: era lui, in base alle indagini, a trovare i contatti giusti per le operazioni doganali illecite. Il secondo invece è Davide Alpi, 53 anni, uno dei tre faentini coinvolti nell’operazione: per gli inquirenti era una figura fondamentale all’interno dell’organizzazione, una sorta di uomo di collegamento fra il viceprefetto dell’Elba e il boss della ’Ndrangheta, incaricato anche di tenere i contatti con tutti gli “associati”.

Gli ultimi sviluppi investigativi dell’operazione “Vicerè” sono legati quindi al maxi-sequestro delle sigarette di contrabbando in porto, un carico di 9 tonnellate del valore di un milione e mezzo di euro. «Un quantitativo non indifferente», aggiungono dalla Finanza. 900 casse da 50 stecche, per la precisione, provenienti dal porto africano di Bissau (Guinea-Bissau) con scalo a Tangeri (Marocco) e intercettate a Livorno: si tratta di pacchetti che rientrano nella categoria delle cosiddette cheap white, sigarette che non vengono messe in vendita nell’Unione Europea perché non rispettano certi livelli di qualità e sicurezza, ma oggi molto ricercate per il prezzo basso. Un traffico illecito, come ricostruito dai finanzieri, in cui c’era la regia di Daveti, Belfiore e soci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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