Gioco
È toscana l'azienda che ha inventato gli autovelox. Ora è presente in tutto il mondo
I nemici degli automobilisti indisciplinati sono nati in Toscana. E qui, alla Sodi Scientifica, stanno diventando sempre più intelligenti
Autovelox: nome commerciale di un particolare dispositivo fotografico usato dalla polizia stradale per la rilevazione automatica della velocità dei veicoli. È così che la Treccani definisce in due righe uno strumento che dagli anni 70 è entrato nella vita di ogni italiano patentato. In un paese di santi, navigatori e… automobilisti, l’autovelox è lo spauracchio di chi supera i limiti di velocità. Ma se tutti sanno cos’è un autovelox, molti meno sanno che l’autovelox è stato inventato in Toscana, negli anni 60, da Fiorello Sodi, fondatore (insieme a Carla Sodi) della “Sodi Scientifica” di Calenzano. Che poi la denominazione commerciale “Autovelox” ha finito per rappresentare anche tutti i dispositivi similari all’originale, ma non necessariamente dell’azienda fiorentina. Una diffusione mondiale, che è sintomo del grande successo avuto dall’idea di Fiorello Sodi, un ingegnere con grande voglia di sperimentare. È di Sodi l’intuizione di creare uno strumento basato su una coppia di sensori, allora rappresentati da tubi pneumatici. Il prototipo viene presentato alle autorità cittadine e testato, con successo, sui viali del Parco delle Cascine di Firenze. Devono però passare alcuni anni prima che si diffonda su tutto il territorio nazionale: è il 1974 quando il modello’101’viene adottato prima dalla polizia stradale e poi da tutte le polizie municipali.
Negli anni successivi il “velocimetro” si evolve, passando ad una strumentazione basata su sensori laser. E nella seconda metà degli anni novanta arriva anche la misurazione in automatico della velocità, rendendo non più indispensabile la presenza di un agente per misurare e mettere a verbale l’infrazione.
Insomma, dietro allo strumento più vilipeso dagli automobilisti indisciplinati, c’è tutto un mondo, fatto di ricerca e continua sperimentazione. Oggi l’azienda è guidata dai figli: Paolo Sodi – amministratore delegato – e da Roberto, che si occupa della ricerca. Gli autovelox della Sodi oggi sono sulle strade di mezzo mondo. Una delle ultime commesse viene dall’esotico Qatar, per le cui superstrade hanno a messo a punto un apparecchio che fotografa l’automobilista indisciplinato anche quando ci sono 50 gradi di temperatura e l’asfalto “suda”. Dispositivi automatici e automatizzati, a cui è impossibile scappare. Per fare alcuni esempi: in Italia sono oltre 5.000 le amministrazioni comunali servite (il 66%), mentre il 64% dei Comuni sopra le mille anime ha scelto l’autovelox.
Ma come si è arrivati a questo successo? A spiegarlo è il CEO Paolo Sodi: «Mio padre negli anni ’60 sperimentava già nuove tecnologie ed invenzioni. Aveva capito l’importanza della sicurezza stradale, anche se in quegli anni l’Italia non si era ancora motorizzata. E infatti le prime commesse sono del 74, mentre il primo brevetto è di otto anni prima. Mio padre visse un successo inaspettato, mai avrebbe pensato che il suo dispositivo facesse il giro del mondo. Però con gli anni la motorizzazione del paese ha reso necessario investire sulla sicurezza stradale». Perché quando a Sodi si parla della poca “simpatia” che riscuotono gli autovelox, l’ad risponde elencando i dati dell’Oms, che spiegano l’impatto positivo sulle strade: è la prima causa di morte tra i giovani di età compresa tra 15 e 29 anni e rappresenta quindi un problema di salute pubblica, ma anche per lo sviluppo; si stima che, a livello mondiale, le lesioni stradali costino circa il 3% del Pil, con punte del 5% nei paesi a basso e medio reddito. Nonostante questo gli autovelox vengono vandalizzati: «Sì, accade. Però sono episodi sporadici che fanno notizia. Comunque oggi sono fatti per resistere a tutto. O quasi. Il problema è che chi invoca più sicurezza sulle strade a volte è lo stesso che si lamenta perché ha preso la multa».
E il futuro? «È l’automatizzazione dei dispositivi. Il D-Tower, ad esempio, permette il controllo della velocità, delle infrazioni semaforiche o ambedue due contemporaneamente. Autovelox intelligenti, robot capaci di fotografare anche quattro corsie e tratti molto lunghi contemporaneamente».
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