Il Tirreno

Livorno

Quindici lavoratrici Camst il 3 luglio vanno a casa

di Flavio Lombardi
Quindici lavoratrici Camst il 3 luglio vanno a casa

In commissione forze politiche e sindacati a caccia di una soluzione con i manager. All’orizzonte un tavolo in Regione per attivare gli ammortizzatori sociali  

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LIVORNO. Il 3 luglio quindici lavoratrici del self service Camst, che si trova al secondo piano del centro commerciale Fonti del Corallo vanno a casa. Per gran parte dei casi, si tratta di situazioni nelle quali la busta paga percepita risulta l’unico stipendio che entra in casa, aprendo così inevitabilmente uno squarcio devastante sul futuro di interi nuclei familiari.

Questo l’argomento di discussione della terza commissione ieri mattina in Comune, alla quale hanno partecipato le maestranze con al loro fianco i sindacati (Katia Segretti Filcams Cgil, Sabina Bardi e Monica Schiavon Uiltucs Toscana, Raffaella Parlanti Fisascat Cisl Livorno), ma che ha registrato la presenza pure di Daniele Cabuli, direttore generale della gestione e Laura Poggi, responsabile commercializzazione, entrambi della Igd e Angelo Scafuto, direttore divisionale ristorazione commerciale e Massimo Monteneri responsabile territoriale di area per Camst, accompagnati dalla loro legale Sandra Dorelli.

Si è concluso il contratto di affitto del ramo d’azienda che, nel 2011, periodo della crisi della cooperativa 8 Marzo, favorì il passaggio da Igd a Camst con quest’ultima che, conti alla mano, non ritiene più conveniente restare sul territorio, perché il segno rosso è di 100mila euro all’anno, senza riscontrare possibilità di inversione di tendenza. Sulla decisione, pesa inoltre l’apertura prevista di un self di concorrenza che sarà aperto nel perimetro Ipercoop. Un servizio, secondo Scafuto, che si inserisce nel “piano nobile” della struttura delle Fonti del Corallo e che tenderebbe a isolare la ristorazione al piano soprastante, dove uno, per mangiare, dovrebbe andare appositamente.

Camst, se restasse lì dov’è, non avrebbe neppure comunicazione con parte degli ambulatori della Casa della Salute che proprio al secondo piano verrebbero aperti in un’area adesso adibita ad uffici. Studi medici che sarebbero sì collegati con il piano sottostante, ma soltanto con il resto della nuova parte dedicata alla sanità.

L’opposizione, con gli interventi di Andrea Raspanti (Futuro), Giusepe Grillotti (Livorno libera) e Marco Martelli (Pd) ritiene vitale un intervento attivo dell’amministrazione che dovrà concedere le autorizzazioni per il cambio d’uso, impiantando tra l’altro una cosa pubblica all’interno di una struttura privata dedita al commercio.

Ci sarebbe, secondo il loro parere, possibilità di contrattare. Ma Camst potrebbe spostarsi anche al “piano nobile”, o vedersi ridurre i costi di affitto, o anche entrambe le cose (auspicato da Valter Sarais e Corrado La Fauci dei 5 Stelle).

Cabuli, illustrando i programmi del gruppo immobiliare che rappresenta, ha ricordato l’impegno economico da 5 milioni già previsto da Igd per ristrutturare le gallerie dove ora ci sono tutti i negozi. Per alcuni potrebbe essere l’occasione giusta per favorire un ripensamento di Camst, spostando il self da basso e salvare così i posti di lavoro. La sessione si è chiusa sullo 0-0. Sicuramente ci si prepara ad un tavolo regionale, in vista del quale l’assessora allo sviluppo economico Francesca Martini ha garantito che il Comune parteciperà cercando di attivare gli strumenti degli ammortizzatori sociali.

Una cosa è apparsa evidente scrutando le facce segnate dalla disperazione. Quelle donne 45-55enni che in silenzio hanno ascoltato per tre ore, sono uscite più preoccupate di prima.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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