Il Tirreno

Livorno

«Livorno non c’entra all’Aamps lavorò bene»

di Juna Goti
«Livorno non c’entra all’Aamps lavorò bene»

Il sindaco si dice sorpreso da quanto sta accadendo a Roma: «Non riguarda noi» La scalata dell’avvocato dall’azienda dei rifiuti alla capitale. E quella gara di Spil

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LIVORNO. L’avvocato genovese Luca Lanzalone è finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta romana che ruota intorno a un possibile giro di corruzioni per il nuovo stadio della Roma. “Mister Wolf”, come è stato ribattezzato ieri per le intercettazioni finite nei fascicoli dell’inchiesta, è dallo scorso anno al timone di Acea, il colosso romano di acqua, luce e gas. Ma i livornesi lo conoscono soprattutto come l’avvocato del concordato Aamps. Quello che, insieme all’ex assessore Gianni Lemmetti (volato anche lui a Roma, dove è assessore ai conti e alle partecipate), ha messo l’azienda dei rifiuti sui binari del tribunale. Uno degli uomini del «salvataggio», come hanno detto a più riprese i vertici M5S. Tanto che subito dopo il test livornese lo hanno chiamato nella capitale in soccorso di Virginia Raggi.

«Non so assolutamente niente di questa storia, ci mancherebbe. Non è una cosa che riguarda Livorno, non ha alcun rapporto con Livorno», sottolinea appena appresa la notizia dell’inchiesta romana e degli arresti Filippo Nogarin, che nel 2016 si era appoggiato a Lanzalone per dare la sterzata all’azienda comunale dei rifiuti. Il sindaco si dice «molto sorpreso», evidenzia per due volte che a Livorno «ha fatto un ottimo lavoro» e ripete che «quello che sta accadendo oggi non ha alcun tipo di rapporto con la nostra città e con la mia giunta».

Ma come Lanzalone arrivò ad occuparsi del caso Aamps? «Lo intercettammo facendo una serie di colloqui, cercavamo persone da fuori, forse attraverso Gianni, non ricordo, avevamo smosso un po’ tutti...».

È il 18 gennaio di due anni fa quando a Livorno rimbalza per la prima volta il nome dello studio legale Lanzalone & Partners. Il Tirreno racconta in prima pagina che prima di imboccare per Aamps la strada del concordato preventivo in continuità, il Comune ha chiesto una serie di pareri legali ad alcuni professionisti esterni al municipio. Si parla in particolare di contatti a Firenze con l’avvocato Alfonso Bonafede, allora parlamentare del Movimento 5 Stelle, oggi ministro della giustizia nel governo gialloverde di Conte. E si parla di contatti con lo studio Lanzalone che ha sedi a Genova, Milano, Miami, e che è guidato dall’avvocato Luca Lanzalone. Passano poche settimane e del concordato dell’azienda dei rifiuti diventa uno dei principali registi: è lui che imposta la partita, è al suo studio che viene affidato l’incarico di assistere l’azienda in relazione all’accesso alla procedura e all’assistenza agli organi sociali, come si può ancora leggere tra le pagine web del sito della società, in una nota di precisazione a firma del legale Luciano Costantini.

Il concordato, come si sa, è poi andato in porto e ha fatto da apripista nel mondo delle aziende municipalizzate. E Lanzalone, a quanto risulta, non ha avuto altri incarichi.

Ma il suo nome è finito di nuovo al centro delle cronache livornesi. E di nuovo per un’azienda partecipata: Spil, la società dell’Odeon e di Paduletta.

Ci è finito nel marzo dello scorso anno, quando Spil era alle prese con la nomina dell’advisor legale (mai avvenuta) per un concordato che alla fine non c’è mai stato (perché la società ha scelto altre strade). Una vicenda intricata, che in sostanza aveva visto la pubblicazione di una prima gara, annullata, e di una seconda gara, vinta dallo studio Lanzalone, al quale però era stato chiesto di adeguare l’offerta originaria scendendo da 225mila a 150mila euro.

All’interno della società scoppiarono le tensioni tra amministratori e collegio dei revisori, con strascico di dimissioni ai vertici e cambio di rotte nella strategia aziendale. Lo studio Lanzalone, contattato dal Tirreno, precisò in quel caso di essere stato il primo a decidere di ritirare l’offerta e a farsi da parte quando le cose in casa Spil avevano iniziato ad andare troppo per lunghe.

Proprio per Spil e per la vicenda dell’advisor, Nogarin ha scoperto nell’ottobre scorso di essere indagato dalla Procura con l’ipotesi di turbativa d’asta. «Non sono parte attiva» nella vicenda «perché non sono membro del consiglio di amministrazione di Spil e non ho avuto ruoli in questo senso», sottolineò in quell’occasione e torna a sostenere oggi il sindaco. La sua legale, Sabrina Franzone, contattata ieri dal Tirreno, ha fatto sapere di non essere a conoscenza, a oggi, di novità rispetto a quella indagine.

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