Il Tirreno

Livorno

«Senza la maxi-Darsena si muore»

«Senza la maxi-Darsena si muore»

L’altolà della Camera di Commercio, di imprese (Confindustria più Cna) e sindacati (Cgil) ai ripensamenti sul progetto

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LIVORNO. La Confindustria si aggrappa alla speranza che sia tutto un equivoco: che «le notizie allarmanti circa un possibile ulteriore ridimensionamento» del progetto della Darsena Europa non siano altro che «frutto di interpretazioni giornalistiche delle intenzioni del nuovo ministro dei trasporti». Ma dietro l’immancabile paravento della cautela, l’organizzazione degli industriali suona la sirena d’allarme: «Sarebbero di inaudita gravità le conseguenze di una qualsiasi rimodulazione del progetto per la Darsena Europa che già sconta ritardi dovuti a precedenti “tira e molla” di varia natura».

E non è la sola associazione delle imprese ad alzare la voce: anche gli artigiani della Cna dicono chiaro e tondo, per bocca del direttore Marco Valtriani, che è «assurdo» pensare di «poter scegliere fra la messa in sicurezza idrogeologica del territorio e lo sviluppo futuro del porto di Livorno: sono entrambe priorità assolute».

Non basta: scende in campo anche la Cgil con il segretario Fabrizio Zannotti, anche se in un quadro più ampio del solo spinoso caso maxi-Darsena. Il leader sindacale mette al centro il fatto che ci sono «19mila persona senza un’occupazione stabile» e chi un lavoro ce l’ha spesso deve fare i conti con «contratti al limite della schiavitù».

Non è tutto: ecco che Riccardo Breda, numero uno della Camera di Commercio Livorno-Grosseto, dice che «non ha senso arrestare» un progetto come la Darsena Europa perché, in tandem col Corridoio Tirrenico, rappresenta un tassello fondamento per lo sviluppo della costa e delle due province. E’ per questo che si appella al «senso di responsabilità del nuovo governo nel distinguere fra opera e opera, evitando di condannare il futuro di un territorio all’isolamento e allo stallo economico disintegrando gli investimenti».

Insomma, è il fronte delle forze sociali ad alzare il tiro contro l’ipotesi che finisca in soffitta la maxi-Darsena, l’espansione del porto indispensabile per evitare il collasso dello scalo.

La Confindustria ricorda che nel primo meeting che ha messo faccia a faccia la governance della Confindustria dell’area Livorno-Massa Carrara con tutte le componenti della commissione per lo sviluppo della Costa Toscana: in tale sede è stata ribadita «la centralità della Darsena Europa quale fulcro dell’Accordo di Programma per il quale sia la Regione Toscana, in dimensione ingente, sia il governo in minor misura, hanno stanziato un ammontare di risorse che salda centinaia di milioni di euro». E’ indispensabile una «gerarchia di priorità» e in testa alla graduatoria c’è proprio la maxi-Darsena. Guai, insomma, se «si replicasse il deludente e dannoso epilogo della pluriennale vicenda conclusasi con la mancata realizzazione dell'autostrada Livorno Civitavecchia».

L’altolà arriva anche dalla Cna, dicevamo: «Non si possono “barattare” gli investimenti con i fondi di risanamento per il territorio: i primi – afferma Valtriani – vengono da un percorso di anni di concertazione e di scelte fra istituzioni locali, regionali e nazionali in virtù di un progetto di grande strategicità non solo per il Porto di Livorno ma per l’economia regionale; i secondi sono dovuti, e sottolineo dovuti, dallo Stato, alla stessa stregua dei rimborsi per cittadini e imprese alluvionate da noi più volte sollecitati e dei quali non c’è traccia a 10 mesi di distanza».

Valtriani dice di essere consapevole che la “coperta è corta” ma – aggiunge – «chi si è assunto l’onore e l’onere di guidare il Paese deve sapere dove cercare i veri risparmi per liberare le risorse necessarie sia a sanare il territorio che a permetterne un futuro economico… e risparmiare sugli investimenti è la scelta più miope che si possa fare».

Quanto alla Cgil, Zannotti vuol dare uno scossone: «Quattro anni e un teatrino imbarazzante»: si domanda se si sia «scherzato sulla disperazione di una provincia» e mette nel mirino «i ritardi sulla Darsena Europa, la mancata chiusura della gara sui bacini di carenaggio, la mancata assegnazione definitiva della Porto 2000, la mancata bonifica delle aree Sin/Sir, la mancata acquisizione e messa a disposizione di aree dismesse come Delphi, Trw, Cil, Giolfo e Calcagno» vengono visti come «esempi di incapacità di un territorio di reagire facendo sistema». E a tal riguardo chiedendo la convocazione urgente della “cabina di regia” dell’accordo e annuncia la mobilitazione del sindacato contro lo stallo.

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