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Stefanini in silenzio davanti al giudice: «Torno nella mia cella»
Livorno, il funzionario della Protezione civile accusato di peculato non ha risposto durante l’interrogatorio di garanzia
LIVORNO. «Torno nella mia cella...». Riccardo Stefanini, 60 anni, funzionario della Protezione civile da mercoledì 30 maggio agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato continuato e aggravato, si congeda così lasciando il Tribunale dove alle nove di lunedì 4 giugno era fissato l’interrogatorio di garanzia durato solo pochi minuti. Il dipendente pubblico, infatti, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del giudice Antonio Del Forno che la settimana scorso ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del funzionario. Undici pagine nelle quali si ripercorrono otto mesi di inchiesta nella quale si parla di un malaffare da parte dell’indagato e di una misura cautelare «necessaria per evitare l’inquinamento delle ulteriori prove che gli inquirenti stanno tuttora raccogliendo».
«Per il momento – spiega l’avvocata Nicoletta Ricci al termine dell’udienza – aspettiamo di leggere tutti gli atti dell’inchiesta visto che ad oggi abbiamo potuto studiare solo l’ordinanza». Proprio per questo motivo l’avvocata ha fatto richiesta di accedere a tutti gli atti dell’inchiesta di cui fanno parte anche video e foto che secondo l’accusa dimostrerebbero le responsabilità dell’indagato. «Quando avremo chiari tutti gli aspetti dell’inchiesta – prosegue Ricci – decideremo se rivolgerci o meno al tribunale del Riesame. Quello che posso dire con sicurezza è che molte delle contestazioni sono destinate a cadere».
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Quarantasette i casi che vengono contestati a Stefanini dal procuratore capo Ettore Squillace Greco che ha coordinato l’indagine della squadra mobile: si va dall’uso dell’auto del Comune per fini privati, ai rifornimenti di benzina con taniche da 20 litri che poi si portava a casa per usarla sui suoi mezzi privati. Tra le accuse anche quella di tenere per sé oggetti donati da enti o cittadini per solidarietà. L’ultimo caso – secondo gli investigatori – risale a poche ore prima dell’arresto: martedì 29 maggio Stefanini, di ritorno con la macchina di servizio da Firenze, al momento di rifornire di gasolio la vettura ha versato altro gasolio in una propria tanica che, come spesso ha fatto durante le indagini, ha portato a casa per fare il peino a i propri veicoli. A far scattare l’inchiesta la denuncia del sindaco Filippo Nogarin che il 9 settembre scorso, il giorno prima dell’alluvione che ha messo in ginocchio la città.
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