Il Tirreno

Livorno

Selfie-choc con la donna appena travolta dal treno, la macabra mania che ignora il dolore

di Francesco Turchi
Selfie-choc con la donna appena travolta dal treno, la macabra mania che ignora il dolore

Gamba amputata alla turista canadese, lui si mette in posa durante i soccorsi. Viene fotografato e protesta con la polfer: «Perché devo cancellare gli scatti?»

3 MINUTI DI LETTURA





PIACENZA. Alle sue spalle, distesa tra i binari, c’è una donna con una gamba martoriata dal treno in corsa. Le amputeranno la gamba destra, poteva rimanerci secca. Quell’attimo di distrazione che l’ha portata a scendere dal convoglio dalla parte sbagliata ha segnato per sempre la sua vita. Ma la selfie-mania non si ferma neanche di fronte a un dramma del genere. È capace di far partire dal cervello un input diretto alla mano sinistra di un giovane che – calpestando qualsiasi traccia di rispetto per il prossimo e per la sua dignità – impugna lo smartphone per scattare. Sempre e comunque, senza distinzione di età, location e tragedia. Gli esempi non mancano: c’è chi si è messo in posa sorridente davanti al relitto della Concordia, chi ha tra le macerie di Amatrice e chi accanto ai cadaveri.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.16926042:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/selfie-follia-quando-il-narcisismo-fotografico-ignora-anche-il-dolore/103848/105437]]

Come fa lui, il selfista dei binari. Inquadra bene sia il suo volto, sia i soccorsi alle spalle. Con la mano destra fa un gesto, forse una “V” in segno di vittoria. E via con il “clic” che nella sua testa considerava indimenticabile. Da far vedere agli amici come un trofeo, da ricordare tra qualche anno scorrendo la galleria delle immagini. O magari – perché a quanto pare è difficile mettere dei limiti alla follia – avrebbe pubblicato quella foto sui social, a caccia di condivisioni e reazioni, di qualche momento di “celebrità” nella propria cerchia di conoscenti virtuali. E invece no. Perché proprio in quel momento (la vicenda risale a sabato 26 maggio) sulla banchina del binario 3 alla stazione di Piacenza, oltre al giovane selfista completamente vestito di bianco (scarpa, bermuda e t-shirt), c’è anche un giornalista, Giorgio Lambri, che ieri ha pubblicato lo scatto sul quotidiano Libertà, accompagnandolo con la didascalia «la barbarie che non ti aspetti: il selfie davanti a una tragedia».

Un’immagine che ha scatenato reazioni sdegnate, inorridite. Per quella turista canadese in vacanza in Italia; ma anche per i soccorritori che non si rendono conto di ciò che sta accadendo alle loro spalle, mentre di fronte a una scena straziante, compiono il loro dovere. Il giovane autore del selfie viene poi bloccato dalla polizia ferroviaria.

Lo identificano, acquisiscono le foto che ha scattato e poi – per completare l’opera – lo invitano a cancellarle dal suo telefono. Potrebbe sembrare una formalità, un epilogo scontato. Ma non è così: «E perché dovrei eliminarle?», chiede sorpreso, quasi indispettito, mentre difende i suoi scatti. Gli agenti (e qui ci sarà voluta sicuramente una buona dose di self control), glielo spiegano.

Lui alla fine, seppur non del tutto convinto, accetta la “punizione”, procede alla cancellazione. La vicenda, al di là delle condanne di rito, condite da tanta indignazione, finirà qui.

Perché la polizia ferroviaria sta esaminando la posizione del ragazzo ma non sembrano esserci gli estremi per alcun reato: la deficienza, in questo caso, non può essere punita. Peccato, perché qualche ora di servizi sociali, magari in un’associazione di soccorso, non gli avrebbero fatto male. Almeno per imparare un po’ di umanità, ma anche dove finisce il virtuale e inizia il reale. Soprattutto se fatto di dolore.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web