Il Tirreno

Livorno

sigarette di contrabbando e evasione di imposte sugli alcolici 

La mappa degli affari illeciti: così si dribblavano le regole in porto

La mappa degli affari illeciti: così si dribblavano le regole in porto

LIVORNO. «Mai visto un fronte così variegato, non si accontentavano mai». Qualcuno tra gli investigatori si lascia scappare una frase che aggiunge tinte fosche ad un quadro già molto tetro. L’organiz...

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LIVORNO. «Mai visto un fronte così variegato, non si accontentavano mai». Qualcuno tra gli investigatori si lascia scappare una frase che aggiunge tinte fosche ad un quadro già molto tetro. L’organizzazione che è stata scoperta a Livorno, e che faceva perno sulla figura del viceprefetto livornese, arrestato ieri mattina all’Elba dai finanzieri di Portoferraio, in città si serviva anche delle prestazioni di altri due livornesi Giovanni Faiello, 41 anni e Giancarlo Cappelli 53, anch’essi arrestati ieri e finiti ai domiciliari. I due secondo gli inquirenti erano una specie di “galoppini”, una sorta di esecutori materiali delle direttive impartite da Daveti. Spesso, ad esempio, erano utilizzati come corrieri per portare le carte alla dogana.

La banda infatti aveva messo in piedi un sistema finalizzato alla frode fiscale, oltre ad essere risultata direttamente coinvolta nel traffico di contrabbando. Visto che è ritenuta responsabile, venerdì scorso di un carico di tabacchi lavorati esteri, pari a 9 tonnellate di sigarette, per un valore complessivo di 1,5 milioni di euro, che si accingeva a far entrare di contrabbando dentro un container diretto in Italia e giunto al porto di Livorno. Il carico, proveniente dalla Guinea Bissau, con scalo a Tangeri (Marocco), e che avrebbe dovuto essere composto da tavoli e sedie in legno, è invece stato intercettato dalle fiamme gialle e sequestrato. Oltre ai tabacchi gli alcolici: i “sodali” utilizzavano un deposito fiscale in Sicilia di un’altra società per importare carichi fittizi di prodotti alcolici, con falsi documenti di trasporto, pagando le accise in Italia e immettendoli invece al consumo in paesi con accise elevate come l’Inghilterra (dove sono il triplo rispetto a noi). Per un valore complessivo di accise evase per ogni viaggio fittizio pari a 100 mila euro. Inoltre avevano studiato la predisposizione di un deposito fiscale in proprio a Castelnuovo Don Bosco, nell’Astigiano, grazie al quale progettavano addirittura fittizie esportazioni extra Ue in Paesi in cui non avrebbero pagato accise, ma con la destinazione effettiva sempre in Inghilterra pensando di riuscire così a ottenere guadagni ancora più elevati.

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