Gioco
Sos ponti, si pensa di eliminarli ai Cimiteri e in via di Salviano
Da abbattere perché non reggerebbero la maxi-piena: il rebus della viabilità alternativa
LIVORNO. Il progetto unitario d’intesa fra Regione, Comune e Genio Civile per la Livorno a prova di alluvione arriverà entro il 2018, ed è destinato a cambiare drasticamente il volto della città e dei suoi corsi d’acqua. Come? Ad esempio, prendendo di petto la questione dei ponti: a cominciare da quelli sul rio Maggiore. Si è visto che l’ampiezza dell’alveo è stata in grado di reggere anche l’impatto di una apocalisse meteo così eccezionale, ma non è stato invece così per i ponti: gli ingegneri hanno stabilito che per non finire ko di fronte ad una alluvione come quella del 10 settembre c’è bisogno di reggere a una portata di 140 metri cubi al secondo. Sono le questione emerse nel corso del punto sulla situazione effettuato in tandem dai tecnici di parte regionale e da quelli del Comune: dopo gli screzi di qualche mese fa, ora c’è un clima di condivisione operativa. Al sopralluogo nelle aree alluvionate, il governatore Enrico Rossi con l’assessore all’ambiente Federica Fratoni mentre a fianco del sindaco Filippo Nogarin c’è l’assessore ai lavori pubblici e all’urbanistica Alessandro Aurigi; partecipano anche consiglieri come Jari De Filicaia (Comune) e Francesco Gazzetti (Regione).
DUE SITUAZIONI CRITICHE. Sotto osservazione soprattutto due situazioni: l’una riguarda il ponte nel tratto urbano dell’Aurelia appena a sud di Barriera Roma, fra il vecchio cimitero della Misericordia e quello di Ardenza; l’altra il ponte di via di Salviano nelle vicinanze del circolo Carli e della svolta in via dei Pelaghi. Tanto nell’uno come nell’altro caso la dimensione attuale non ce la fa neanche lontana mente a rispettare gli standard di sicurezza che i tecnici si sono dati. Risultato: quei ponti lì così come sono non ci possono più stare.
Ma anche l’idea di buttarli giù e ricostruirli daccapo più alti lascia qualche perplessità nei tecnici: ad esempio, un ponte con l’Aurelia che corre tre-quattro metri più in alto della carreggiata attuale renderebbe pressoché impossibile l’accesso ai cimiteri.
STRADE TRAFFICATISSIME. È però una scelta da far tremare i polsi di qualsiasi amministratore: stiamo parlando di via di Salviano, una delle strade di collegamento fra la città e Leccia-Scopaia, ma soprattutto dell’Aurelia in una delle arterie più trafficate (Barriera Roma). L’ipotesi più accreditata è puntare su via Cattaneo come scorrimento: con tutti i guai però dati dal fatto che sul tratto più vicino a via Machiavelli ci sono le scuole e si finisce su una piccola rotatoria...
E per via di Salviano? Si immagina di dirottare il traffico sulla nuova bretella di via Peppino Impastato già quasi pronta salvo proprio la struttura del ponte. Al posto del vecchio ponte si ipotizza una struttura con una passerella ciclo-pedonale.
LA BRETELLA ATTESA. È il via-libera di Nogarin alla tanto attesa “bretella di Salviano” , oggetto del desiderio dei residenti del quartiere (e di una raccolta firme promossa dal locale circolo Pd) ormai da anni, che andrebbe a collegare la rotatoria di via dei Pelaghi con via Impastato.
La parola d’ordine, comunque, sono “rimodellazione di sezioni degli argini” e “stombamento” , cioè rimozione di quanto più cemento possibile nei punti più critici dei rii Ardenza e Maggiore. Cemento al cui posto l’assessore Aurigi promette (finanziamenti pubblici permettendo) tanti “parchi lineari” o “fluviali” : «Come all’Ardenza, a ridosso della foce dei Tre Ponti. Zone verdi vivibili dai cittadini, e all’occorrenza casse di espansione per il fiume». Tre Ponti che sono ancora oggetto di valutazione da parte del Genio: «Le due alternative sono la campata unica o le spallette “trasparenti” , cioè a scomparsa per favorire il passaggio dell’acqua» chiarisce ancora l’assessore.
LA DATA-SIMBOLO. «L’intervento in via Peppino Impastato è una priorità fra le operazioni per la messa in sicurezza di Livorno» puntualizza il sindaco, che fissa una data precisa: «Il 12 di settembre vogliamo arrivare alla chiusura dell’appalto per l’assegnazione dei lavori». Le risorse, indica Nogarin, sono quelle dello stato di emergenza, per le tempistiche si vedrà. «Prima si apre la bretella, e poi si abbatte il ponte» rassicura Aurigi, che ribadisce: «Ogni elemento del progetto dev’essere organico rispetto al quadro generale, così da avere una linea d’acqua capace di assorbire eventi alluvionali anche superiori ai 140 metri cubi al secondo». Ai tecnici del Genio dunque trovare il giusto bilanciamento.
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