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Funzionario del Comune di Livorno agli arresti domiciliari: 47 i casi di peculato
Livorno, applicato dalla polizia il braccialetto elettronico: è accusato di peculato continuato aggravato. Le indagini dopo una segnalazione del sindaco Nogarin
LIVORNO. Arresti domiciliari per Riccardo Stefanini, funzionario della Protezione civile del Comune di Livorno e già condannato in passato. È quanto disposto dalla Procura. Al funzionario è stato applicato dalla polizia il braccialetto elettronico: è accusato di peculato continuato aggravato. Le indagini sono partite in seguito a una segnalazione, all'inizio di settembre dello scorso anno, da parte del sindaco Filippo Nogarin.
Sarebbero 47 i casi che gli vengono contestati: si va dall'uso dell'auto del Comune per fini privati, ai rifornimenti di benzina con taniche da 20 litri che poi si portava a casa per usarla sui suoi mezzi privati. Tra le accuse anche quella sottrarrarre oggetti donati da enti o cittadini per solidarietà.
L’ultimo caso - secondo quanto riferisce la questura - risale proprio a poche ore prima dell'intervento della polizia: martedì 29 maggio Stefanini, di ritorno con la macchina di servizio da Firenze, al momento di rifornire di gasolio la vettura di proprietà municipale ha "per l’ennesima volta" colto l'occasione per versare altro gasolio in una propria tanica che, come spesso ha fatto durante le indagini, anche ieri ha portato a casa per il successivo rifornimento dei propri veicoli personali a spese del Comune.
Le indagini della squadra mobile, sotto la direzione del procuratore capo Ettore Squillace Greco, sono iniziate poco prima dell'alluvione del 10 settembre e sono andate avanti per dieci mesi: gli investigatori ritengono di aver raccolto "elementi probatori rilevanti circa il reato di peculato continuato, aggravato dalla recidiva specifica (essendo stato già condannato in primo grado per lo stesso reato per fatti avvenuti nel 2009)". Tutto questo - viene sottolineato - ha fatto propendere il procuratore capo per la richiesta degli arresti domiciliari, misura restrittiva accolta dal gip Del Forno e considerata "necessaria per evitare l’inquinamento delle ulteriori prove che gli inquirenti stanno tuttora raccogliendo".
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