Gioco
Pardini jr allontanato dal Patronato Cisl e poi riassunto dal Caf
Dopo numerosi richiami disciplinari il figlio del segretario incassò una buonuscita per andarsene e subito dopo rientrò
LIVORNO. Ieri mattina il consiglio generale della Cisl di Livorno ha eletto il nuovo segretario: si tratta di Filippo Giusti, ex numero una della First, la federazione dei bancari. Durante l’assemblea è intervenuto anche Giovanni Pardini, costretto la scorsa settimana ad anticipare le dimissioni dopo essere stato travolto dallo scandalo della nuova parentopoli cislina.
Gilet azzurro su camicia bianca, volto pallido, sguardo fisso nel vuoto, Pardini ha preso posto in prima fila. Accanto a lui, nella sala dell’Hotel Universal piena di delegati, tre siede vuote. Una fotografia che immortalava perfettamente l’isolamento che l’ex segretario aveva ormai raggiunto nel sindacato di via Goldoni.
In un discorso lampo Pardini si è limitato a fare alcuni ringraziamenti. Dalla sua bocca non è uscito alcun cenno alle assunzioni dei due figli e delle due nuore al Caf cislino svelate dal Tirreno. Né alcuna parola di scuse verso i membri del consiglio generale e verso la Cisl stessa, la cui immagine esce molto danneggiata da questa storia, che tra l’altro non accenna a spegnersi.
Come dal vaso di Pandora, quotidianamente vengono alla luce altri episodi sul nepotismo pardiniano che ha dominato in via Goldoni per 12 anni, trasformando un sindacato che a Livorno e provincia conta 22mila iscritti, nella peggior azienda privata, dove il segretario era il vero e proprio dominus e dove la parentela con lui (o la militanza nella sua squadra di basket, la Libertas) facevano la differenza.
I nuovi fatti stavolta smentiscono le parole con cui Giovanni Pardini ha provato a difendersi dalle accuse di aver agevolato i figli: «Gabriele è stato assunto in Elda (il Caf della Cisl, ndr) nel 2004 quando era segretaria Carla Benzi», aveva sostenuto Pardini per scaricare in qualche modo su altri la responsabilità dell’assunzione del figlio. Ma dopo che la Benzi - eletta nel 2005 segretario generale e fatta fuori con un blitz da Pardini l’anno dopo - ha smentito il suo successore, si scoprono una serie di retroscena su quel contratto e su tutto l’iter percorso da Pardini Junior dentro la Cisl, che confermano bene la gestione padronale del sindacato: il ragazzo fu assunto in un primo momento al Patronato Inas Cisl. Lì rimase per cinque travagliatissimi anni, fino a quando non se ne andò dopo una serie di dure contestazioni disciplinari incassando però una importante buonuscita.
Poi, poche settimane dopo essere uscito dalla porta, rientrò dalla finestra con l’assunzione in un altro braccio della Cisl, il Caf appunto.
Le nuove rivelazioni raccontano tre cose: 1) Gabriele Pardini fu assunto dal Caf nel 2011, dunque sotto la segreteria del padre Giovanni. E sotto la segreteria del padre era arrivata anche la trasformazione del contratto a tempo indeterminato con il Patronato, datata 2008; 2) è curioso che il giovane Pardini abbia incassato un cospicuo assegno (circa 25mila euro) per andarsene “volontariamente” dalla Cisl che poi l’ha subito riassunto, seppur attraverso una sua società, negli uffici al pian terreno di via Goldoni, a fianco a quelli in cui lavorava prima; 3) il Caf Cisl non tenne conto dei numerosi richiami che erano stati fatti a Pardini Junior dai vertici livornesi e anche nazionali del Patronato Cisl e lo prese senza batter ciglio, trasformandolo poco tempo dopo addirittura in responsabile di tutto il personale. Eppure le lettere arrivate dai dirigenti del patronato livornese e anche da Roma, a firma dello storico presidente nazionale del patronato Inas Cisl Antonino Sorgi, contestavano a Gabriele Pardini comportamenti gravi: assenze alle visite fiscali dell’Inps, allungamenti delle ferie non autorizzati, assenze sul lavoro senza giustificazione, “flessibilità” oraria mai concordata.
Dopo la rottura col Patronato Cisl, trattata dal padre Giovanni direttamente coi vertici romani, arrivò l’assunzione al Caf Cisl: lì, per Pardini Jr, la vita fu più facile. Promosso responsabile del personale e inserito nel cda della società, aveva massima libertà sugli orari di presenza al lavoro e pieno potere, come il padre, in tema di assunzioni.
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