Gioco
Il caso davanti alla Terrazza «Ci serve un’isola ecologica»
Sos dall’area sotto all’ex Pulcinella: «Dobbiamo ammassare qui decine di sacchi» Gasparri (Fiori Rosa): «Meno soste blu per realizzare un punto di raccolta ad hoc»
LIVORNO. Quando i sacchi hanno iniziato ad accumularsi, anche ai condomini del grande palazzo che si affaccia sulla Terrazza Mascagni sono diventati evidenti i problemi che i commercianti dell’area provano a segnalare da giorni all’Aamps: «Bidoni e ritiri del materiale per noi negozianti non bastano, così la situazione sta diventando ingestibile, per tamponarla servirebbero più passaggi, ma l’unica vera soluzione sarebbe un’isola ecologica». Il caso ieri mattina è scoppiato nell’area che si affaccia sul viale Italia, all’altezza della gelateria - yogurteria Fiori Rosa, sotto alle insegne dello storico ex Pulcinella, rinato come Pizza alla Brace. È qui che sono partite le telefonate incrociate tra condomini, amministratore di condominio, commercianti e azienda che gestisce il ciclo dei rifiuti. Perché?
Lo spiegano Michele Gasparri, titolare della gelateria, e Marta Mugnai, della pizzeria, mentre mostrano i loro sacchi dei rifiuti, differenziati e non, ammassati in due punti individuati sotto i portici. «Questa – raccontano – è un’area privata. Il proprietario è tollerante e per ora ha accettato questa soluzione, ma non vuole certo che l’area diventi un centro di raccolta dei rifiuti. Non è un bello spettacolo se vuole affittare gli altri fondi vuoti...». A pochi metri dallo scacchiere della Terrazza Mascagni.
I commercianti che si affacciano su quest’area, dove c’è anche l’accesso al condominio, sono di fatto costretti a stoccare i sacchi dell’immondizia sotto i portici, perché lungo la strada sarebbe impossibile. I conti li fa Gasparri, che viene subito al punto: «Aamps ha previsto troppo pochi passaggi, ne servono di più. Solo per il materiale organico è previsto il ritiro tutti i giorni. Il materiale indifferenziato viene portato via una sola volta a settimana». Fuori dalla porta della gelateria c’è un cestino fatto a forma di gabibbo dove ogni giorno finiscono le coppette e le palette dei clienti: «Solo per svuotare il gabibbo riempiamo sei sacchi al giorno, poi ci sono gli scarti non differenziabili del laboratorio. Parliamo di una quarantina di sacchi a settimana: come è possibile un solo ritiro?». Sacchi che così si accumulano sotto i portici (come mostra la foto in alto) in attesa che il venerdì arrivi il camion dell’Aamps. «Stamani mi ha chiamato anche l’amministratore di condominio, ho ricontattato l’azienda», dice Gasparri.
Per altre tipologie di rifiuti differenziati, come il multimateriale, quando l’immondizia si accumula è possibile chiamare Aamps per ritiri extra nel corso della settimana, come si legge nelle caselle asteriscate del calendario settimanale consegnato agli esercenti del lungomare. Ma nei primi giorni di rodaggio non sembra essere filato tutto liscio. «Per contattare l’azienda – racconta la sua esperienza Mugnai – ci hanno dato un numero verde, gli operatori rispondono dal territorio nazionale e rimandano alla e-mail commerciale dell’azienda. Ho mandato e-mail dal 16 maggio e nessuno ha risposto. Alla fine, venerdì, l’operatore che ha risposto al centralino mi ha finalmente aperto la pratica». La pratica, perché «hanno tolto i cassonetti dalle strade mercoledì scorso, ma io ho ricevuto i bidoni della differenziata solo sabato». L’esercente è pacata, ma arrabbiata: «Faccio presente che io pago 13.300 euro di Tari all’anno...».
«Chiediamo un’area di stoccaggio del materiale – chiude quindi Gasparri – un’isola, magari al posto di qualche parcheggio blu che stanno per fare...».
Juna Goti
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