Il Tirreno

Livorno

Aumai, il maxi market cinese al posto di Oviesse in via Grande

di Enrico Paradisi
Aumai, il maxi market cinese al posto di Oviesse in via Grande

Livorno, è iniziato il rifacimento del nuovo negozio: sarà pronto a luglio

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LIVORNO. «Provi a suonare al campanello del magazzino ex Oviesse, forse le rispondono». Il suggerimento di un dipendente del Conad che sbuca dal carico e scarico merci del supermercato (sul retro del negozio che affaccia su via Fiume) però serve a poco. Né al campanello con su scritto “magazzino”, né a quello che indica ancora gli ex uffici dello storico marchio, risponde qualcuno. Eppure, nel giorno di Santa Giulia, in quello che per anni è stato il negozio Oviesse in via Grande, le luci sono accese, e si lavora alacremente per l’allestimento del nuovo punto vendita Aumai. Il colosso cinese, sbarcato per la prima volta nel nostro paese a Brescia nel 2004, che si definisce on line «realtà in continua crescita e forte espansione».

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Un’azienda che «oggi rappresenta il “mercatone” di proprietà cinese più grande d’Italia», si legge ancora sulla scarna pagina internet col punto “it” dell’azienda. Sono loro i nuovi inquilini della superficie commerciale che affaccia sui portici di via Grande, e che occupa in pratica mezzo isolato. L’opera di riconversione del fondo è iniziata da qualche giorno, almeno per quello che si può percepire dalle saracinesche rigorosamente serrate, e dai vetri oscurati alla bene e meglio da fogli di carta fissati qua e là con scotch di recupero ancora a marchio OVS.

Sono in 7 o 8 (tutta manodopera cinese) chiusi, blindati all’interno del negozio, a montare scaffalature bianche, ad avvitare pannelli e sistemare i nuovi punti per l’illuminazione che pendono da un controsoffitto ancora sforacchiato da più parti. Niente tute da lavoro, ma tenute piuttosto casual: jeans, maglietta e guanti. Tra loro una ragazza, addirittura in ciabatte e abito nero, rassetta il pavimento imbracciando uno scopettone, mentre in sottofondo si sentono rumori di trapani e qualche isolato colpo di martello. Non sembrano lavori epocali. E se si eccettua qualche parete in cartongesso già ultimata (mancano alcune stuccature e la tinteggiatura), non si può certo parlare di stravolgimento strutturale rispetto al passato. Sarebbe più giusto inquadrarlo come un veloce maquillage.

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Tra l’altro non sono esposti cartelli, né tanto meno avvisi di inizio lavori. Unico “segnale” esterno, ma è stato poi rimosso, è un manifesto con il logo dell’azienda “Aumai Shopping” (con la U verde che si allunga prendendo le sembianze di un panda) che indicava genericamente in rosso la prossima apertura. «Forse hanno iniziato una settimana fa», ripete con poca convinzione il solito addetto Conad, prima di richiudersi la porta alle spalle. Per attirare l’attenzione degli operai, tocca bussare ripetutamente sulla saracinesca abbassata. Solo a quel punto si avvicina un ragazzo con cesoie da lamiera in mano.

Spiccica giusto un po’ di italiano attraverso la grata: tra un mese e mezzo dovrebbero aver completato l’operazione, dice. I pavimenti infatti rimangono gli stessi, mancano da sistemare le luci, aggiustare il controsoffitto e poi pitturare i muri.

Ma che merce si troverà? Il mercatone cinese vende un po’ di tutto: abbigliamento, calzature, accessori e articoli per la casa e per la persona. Da Milano a Parma sono 33 i punti vendita attivi, a cui vanno sommate le prossime aperture previste: Torino e appunto Livorno. Anche se sull’apertura grava la disputa con Conad e un contratto che, si dice, ancora non c’è.
 

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