Gioco
Bianchi: magnifico museo ma quante dimenticanze
«Mancano il socialista Modigliani, il comunista Barontini e perfino Ciampi C’è la foto di Ciano ma non quella di Mondolfi, sindaco che si oppose al fascismo»
LIVORNO. «Ho visitato il nuovo museo: il complesso dei Bottini dell'Olio, Biblioteca Labronica e museo, è degno di una grande città». Parte da questa sottolineatura decisamente positiva il giudizio di Massimo Bianchi, ex vicesindaco socialista in tre amministrazioni (negli anni in cui al timone di Palazzo Civico erano insediati prima Alì Nannipieri, poi Roberto Benvenuti, infine Gianfranco Lamberti) e esponente di vertice della massoneria italiana (attualmente è gran maestro onorario dopo esser stato a lungo il numero due del Grande Oriente a livello nazionale).
Ma non bisogna dimenticare che anche quest’opera «ha scontato purtroppo una nostra caratteristica negativa che rispetto a buone idee: i tempi di realizzazione si rivelano estremamente lunghi». Lunghi quanto? Bianchi ricorda che già Il Tirreno del 2 aprile di settant’anni fa scrisse di un museo navale e archeologico da allestire nella Fortezza Vecchia. Non solo: la Gazzetta quattro anni più tardi «annunciò la creazione di un museo del mare» e di nuovo il Tirreno nel 1953 «più volte informò che il museo civico e la Pinacoteca sarebbero stati collocati nel nuovo Palazzo Comunale». Insomma, la lista degli annunci potrebbe essere lunga («spero ci serva da insegnamento per il futuro»), comunque «ora è giusto festeggiare una realizzazione bella e suggestiva».
Ma c’è un “ma”: anzi, forse più di uno, dice l’ex vicesindaco riferendosi a qualche assenza eccellente nel filo rosso con cui viene raccontata la storia della città proponendone una narrazione. Preferisce però evidenziarla come l’auspicio che «la direzione imposti in maniera dinamica l'arricchimento della esposizione». E a tal riguardo mette nero su bianco «solo qualche esempio».
Cos’è che manca? Secondo Bianchi «nella sezione Risorgimento manca la motivazione della medaglia d'oro conferita al Comune per la difesa di Porta San Marco e manca Bartelloni che ne fu l'animatore». Non solo: «Manca un ricordo di Alfredo Cappellini, medaglia d’oro al valor militare scomparso nella battaglia di Lissa così come di Adriano Lemmi, finanziatore delle imprese garibaldine». E poi: «Sono assenti le biografie dei due uomini politici più importanti: l’uno è «Giuseppe Emanuele Modigliani, esponente del riformismo socialista, antifascista ed esule» e l’altro è «Carlo Azeglio Ciampi presidente della Repubblica, un grande servitore dello Stato». Benché Bianchi giri al largo dalla polemica politica, è chiaro che quando si parla del riformista socialista si parla di storia mentre assai più incandescente è la mancata intitolazione a Ciampi della Rotonda per l’altolà del M5s.
E se è giusto parlare del santuario di Montenero, però «non guasterebbe che si ricordasse anche il Famedio: lì riposano alcuni livornesi illustri che hanno onorata la nostra storia collettiva».
«C'è la foto di Costanzo Ciano ma non quella di Uberto Mondolfi, unico sindaco socialista(1920-1922) aggredito dalla violenza fascista e costretto all'esilio in Patria. e neppure quella di Ilio Barontini». Senza dimenticare che «il Gonfalone del Comune ha una medaglia d'argento per gli eventi della seconda guerra mondiale».
Quel che viene scordata del tutto – dice il dirigente massonico – è «l'appartenenza alla massoneria di Guerrazzi, Bini, Bartelloni, degli Sgarallino, degli Orlando, Cassuto, Montanelli, Mazzoni, così come di Alessandro Tedeschi medico che costruì la rete di assistenza agli emigranti italiani in Argentina, antifascista della prima ora, morto in esilio a Parigi». «E aggiunge: «Non me nesono stupito più di tanto, c'è una abitudine che tarda a morire: mettere le “mutande” alla Storia" che prima o poi verrà corretta».
Resata il fatto che «comunque un passo in avanti è stato fatto». In proposito, Bianchi torna a augurarsi che «nelle scuole possa essere introdotto lo studio della nostra storia locale, di cui dobbiamo essere orgogliosi». Lo dice rivendicando la paternità della proposta alla Regione in occasione della redazione dello Statuto Toscano («ma non ricevette molta considerazione»).
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