Il Tirreno

Livorno

Porta a Mare, chi ha comprato alla Stecca rischia di perdere la casa

di Federico Lazzotti
Porta a Mare, chi ha comprato alla Stecca rischia di perdere la casa

Livorno, prescritto il reato penale, l’indagine amministrativa del Comune va avanti. L’ipotesi è lottizzazione abusiva e potrebbero scattare le acquisizioni

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LIVORNO. Si apre un nuovo capitolo sulla questione delle case all’interno della Stecca di Porta a Mare dopo la chiusura del processo penale con la prescrizione del reato di lottizzazione abusiva ipotizzato dalla Procura.

A scriverlo il Comune di Livorno che a breve potrebbe inviare un’ordinanza di acquisizione ai proprietari di decine di immobili che si affacciano su via Edda Fagni. Destinatari: tutti gli acquirenti che hanno comprato le case affacciate sul porto come civili abitazioni quando invece dovevano essere utilizzate – così prevedeva il piano regolatore – come foresteria da persone legate al mondo della nautica.

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Un atto amministrativo che ha il sapore della beffa perché adesso chi ha acquistato quelle case, a volte addirittura con gli sgravi fiscali legati alla prima casa, rischia sul serio di perderle e di vederle annesse al patrimonio pubblico perdendo anche i soldi spesi per la compravendita.

Certo, la strada è giuridicamente lunga. Ma è un’ipotesi che in Comune stanno prendendo molto su serio, soprattutto per non correre rischi.

In particolare dopo l’assoluzione dei sei imputati coinvolti nell’inchiesta tra cui i vertici di Azimut Benetti, la società che ha realizzato e poi venduto gli immobili colorati che si affacciano sul cantiere.

L’INDAGINE. A Palazzo civico, infatti, l’indagine amministrativa partita a fine 2012 dopo la denuncia dell’ex sindaco Gianfranco Lamberti, aveva subito un rallentamento in attesa della decisione del giudice penale che avrebbe dovuto dire se il reato c’è stato oppure no agevolando poi la procedura degli uffici. Ma adesso che questo aspetto non è stato accertato – confermano – «sarà necessario arrivare ad una soluzione». Sì, perché la prescrizione – aggiungono – non significa che la lottizzazione abusiva (a livello procedurale) non ci sia stata.

Ed è proprio questa l’ipotesi che l’amministrazione sostiene nei confronti dei vertici di Azimut e dei cinquantatré proprietari coinvolti in questo cortocircuito immobiliare. Tanto che appare lontanissima la possibilità che l’indagine venga archiviata e dunque che la partita si concluda, anche su questo piano, con un nulla di fatto.

LE CONTESTAZIONI. Il primo passo formale dell’indagine amministrativa è stato fatto nel 2013 e poi ripreso un anno e mezzo fa quando l’ufficio dell’edilizia privata e quello dell’anagrafe hanno inviato le contestazioni ai diretti interessati. A queste i proprietari coinvolti hanno replicato presentando in Comune delle memorie difensive che sono ancora in corso di valutazione per verificare la regolarità o meno della compravendita in termini di correttezza.

E qui entra in campo un altro fattore determinante. Perché la presunta irregolarità nella gestione degli immobili della “Stecca” sta proprio nella loro natura urbanistica: dovevano restare un’unica unità immobiliare e dunque essere ceduti in blocco a società che avessero interessi con il mare e non frazionati come sosteneva anche la Procura.

Ecco perché in quell’area si è creata una difformità – secondo l’amministrazione – tra ciò che prevedeva il piano attuativo e quello che ad oggi è esistente. Tanto che alcuni dei proprietari, in passato, hanno avuto anche la possibilità di ottenere la residenza, possibilità esclusa quando si tratta di una foresteria.

GLI SCENARI. Facendo un passo avanti rispetto alla prospettiva di acquisizione da parte del Comune di parecchi di questi immobili e mettendosi dalla parte dei proprietari, la strada che si trovano davanti è duplice. Da un punto di vista amministrativo, nel momento in cui riceveranno l’atto da parte del Comune potranno fare ricorso al tribunale amministrativo. Se anche questo dovesse confermare le irregolarità il passo successivo potrebbe essere il Consiglio di Stato.

Infine – come in parte molti dei proprietari hanno già fatto – rivalersi a livello civile nei confronti del venditore, vale a dire Azimut Benetti nel tentativo di riavere i soldi spesi per l’acquisto.
 

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