Il Tirreno

Livorno

Fonti del Corallo: chiudono Pimkie e ristorante Camst Una ventina di dipendenti a casa

di Enrico Paradisi
Fonti del Corallo: chiudono Pimkie e ristorante Camst Una ventina di dipendenti a casa

Livorno, «Giù il fatturato dopo l’apertura del Centro Levante»

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LIVORNO. Si spengono altre luci alle Fonti del Corallo. E si mettono nei guai una ventina di lavoratrici. Sono le quattro dipendenti del negozio Pimkie, la grande catena di abbigliamento francese, che è ospitato nella galleria commerciale e che chiuderà a giugno, alla scadenza del contratto di affitto, e il piccolo esercito in rosa delle lavoratrici di Camst, il ristorante pizzeria e self service del secondo piano che conta 15 addette più un direttore e che chiuderà invece il 3 luglio.

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Una somma algebrica dolorosa, ma anche la rappresentazione viva di un’ennesima sottrazione di posti di lavoro in città, che se da una parte sembra seguire l’algoritmo della crisi dei grandi centri commerciali, a Livorno si innesta su un mix di una crisi più generale e probabilmente anche su scelte imprenditoriali discutibili. Specie se è vero, come lamentano un po’ tutti i dipendenti, che il colosso di vetro e cemento di Porta a Terra, a 15 anni ormai dall’inaugurazione, ha cominciato ad accusare il colpo a partire dall’apertura del centro commerciale fotocopia del Levante. È più o meno da questa data infatti che sia Pimkie che Camst ad esempio hanno registrato una brusca riduzione di clienti. Si parla di punte che arrivano ad un 40% di ingressi in meno per il negozio di abbigliamento. E di un dimezzamento del fatturato del ristorante, che per di più a restyling del negozio IperCoop completato (che come noto si ridurrà dagli 8500 metri quadri attuali ai 4500 di fine intervento) si troverebbe a dover fare i conti con la concorrenza di Ricò, il nuovo punto ristoro previsto all’interno del perimetro del supermercato.

Pimkie, che a Livorno ha anche l’altro negozio in via Grande, è uno dei marchi storici delle Fonti del Corallo: è aperto qui dal 18 giugno del 2003, in pratica dal giorno dell’inaugurazione del centro commerciale, e impiega 4 dipendenti, 3 part-time e una full-time, tutte a tempo indeterminato. L’azienda però non pare attraversare un buon momento, visto che nel frattempo ha già chiuso 3 negozi: Porto Sant’Elpidio, Novate, nel Milanese, e l’ultimo a Ravenna il 25 aprile.

Ancora le quattro commesse non hanno ricevuto comunicazione formale dall’azienda. Ma a seguito delle voci di chiusura sempre più insistenti che cominciavano a girare (e che pare riguardino anche negozi di altri marchi attualmente presenti nella stessa galleria), sono riuscite a ottenere un incontro con il management: «Ci hanno comunicato verbalmente la decisione di non rinnovare il contratto di affitto (in scadenza appunto il 18 di giugno) - spiegano le lavoratrici - anche perché dopo il restyling sembra che ci sia in previsione un aumento dell’affitto». Chiusura certa, non sanno ancora quale futuro le aspetta: «Probabilmente ci offriranno trasferimenti in altri punti vendita lontani. Considerato che il più vicino è ad Arezzo». Basta fare pochi metri e salire la scala mobile che porta al ristorante per trovare un’identica situazione, aggravata semmai dal numero: qui sono in 15 le lavoratrici a tempo indeterminato, tutte sopra i 40 anni e molte monoreddito con figli a carico, più il direttore (tutti livornesi), che si troveranno in difficoltà per la chiusura dell’attività. Rischiano il licenziamento definitivo senza possibilità di ricollocazione perché Camst ha pochi punti vendita nelle vicinanze (il più vicino è a Prato o Arezzo) e sono impossibilitate a trasferirsi altrove. Il 19 maggio, intanto, è previsto un giorno di sciopero con picchettaggio. Il 3 luglio come spiegano alcune lavoratrici, è prevista la chiusura del ristorante perché l’azienda non ritiene più opportuno rimanere: «Comst vuol chiudere perché in seguito al restyling verrà aperto un secondo ristorante, interno al negozio Coop, che significa concorrenza diretta in un centro commerciale che ha perso appeal specie da quando è stato aperto a poche centinaia di metri da noi il centro Levante». Oltre i clienti abituali, famiglie e clienti del centro commerciale, ci sono varie ditte che utilizzano il servizio mensa, tra cui Ferrovie (che tutti i giorni porta 30 persone). Ma da 200 pasti serviti al giorno, raccontano sempre le dipendenti, siamo scesi a 120, 130, passando da una media di incassi 3200 euro a circa 1500, dimezzando quindi il fatturato. In più, ad oggi, pare non sia stato trovato accordo contrattuale con Igd, la società che gestisce la galleria commerciale e che è proprietaria dell’immobile che ospita la Coop. Anche perché i locali così come sono non andrebbero avanti per molto. C’è bisogno di una ristrutturazione totale su cui l’azienda, data la situazione, non ha certo la volontà di investire.
 

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