Il Tirreno

Livorno

Lo stadio finisce sotto esame della Federcalcio, troppi acciacchi per la serie B

di Mauro Zucchelli
Lo stadio finisce sotto esame della Federcalcio, troppi acciacchi per la serie B

Livorno, l’ex arbitro Longhi è l’ingegnere incaricato per fare le verifiche sull’impianto. La struttura ha una infinità di problemi (e il campionato inizia il 24 agosto)

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LIVORNO. Appena sceso dal suv Porsche Cayenne parcheggiato in piazzale Montello alle spalle della tribuna centrale, chissà cosa deve aver pensato quando ha alzato lo sguardo sullo stato pietoso delle mura dello stadio: non è più nemmeno una questione di infiltrazioni di pioggia o di intonaco un po’ malmesso. L’acciaio del cemento armato si vede a occhio nudo in tanti di quei punti da esser diventato l’emblema degli acciacchi che ha l’impianto sportivo numero uno della città (visto che la fine di Basket City fa sì che il PalaModì funzioni da tanti anni solo in occasione di grandi eventi di spettacolo).

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Lui è Carlo Longhi, ex arbitro di primo piano: l’ultima volta che era stato all’Armando Picchi ad arbitrare era una domenica di metà gennaio nel ’75, con una disfatta amaranto nell’ultima mezz’ora, tre gol dal Rimini di Angelillo. Di lì avrebbe spiccato il volo verso i palcoscenici della serie A e poi l’avremmo conosciuto come moviolista tv nell’era dopo-Sassi. Ma se l’abbiamo rivisto allo stadio di Livorno è per via di quel che combina adesso che ha 74 anni, nella sua terza “vita”, dopo aver tirato fuori dal cassetto la laurea in ingegneria e aver preso a girare l’Italia a nome della commissione impianti della Federcalcio. In pratica, ha il compito di indicare in concreto quali lavori fare sugli stadi per adeguarli in caso di promozione agli standard richiesti per la serie A e la serie B.

Sta di fatto che non solo è interdetta la circolazione dei veicoli sotto la curva sud per motivi di sicurezza (da tre anni) e sotto i gradoni di curve e gradinata ci sono reti metalliche a protezione anti-calcinacci: da qualche mese una impalcatura di protezione è posizionata lungo il perimetro esterno dello stadio lato tribuna.

Non è la prima volta che veniva a Livorno in questa veste: l’aveva già fatto nel marzo e nel giugno di due anni fa, perché eravamo in B e già allora lo stadio era un sorvegliato speciale. Ci pensarono poi la papera del portiere amaranto Carlo Pinsoglio e le scelte dell’arbitro barese Luigi Nasca a togliere a tutti le castagne dal fuoco: tutto risolto dal fatto di esser precipitati in serie C. Ma adesso che finalmente la società amaranto si riaffaccia nella serie cadetta, ecco che c’è da tornare a verificare il rispetto degli standard.

Niente commenti da parte dell’assessore allo sport Andrea Morini, che nel pomeriggio ha affrontato la questione insieme ai dirigenti municipali: il muro di riservatezza alzato da Palazzo Civico potrebbe destare qualche timore. A quanto è dato sapere, comunque, risulta che il sopralluogo sia stato abbastanza veloce e con esito positivo. Una delle questioni che sembra siano da affrontare riguarda il sistema di sicurezza che dovrebbe far scattare il generatore di emergenza in caso di black out dei grandi fari dell’illuminazione dello stadio: inutile dire che ognuno s’immagina cosa significherebbe far finire al buio sì il rettangolo di gioco ma soprattutto qualche migliaio di persone sugli spalti.

Peraltro, non sarebbero emerse particolari criticità o quantomeno quel che ha promesso di fare il Comune sarebbe sufficiente a sgombrare l’orizzonte dal timore di guai e intoppi. Guai se si perdesse tempo a vuoto: anche perché il campionato di serie B inizierà quando ancora sono aperti gli ombrelloni estivi (24 agosto). Ed è difficile da credere che la giunta Nogarin lasci cadere nel dimenticatoio la questione stadio: sarebbe un autogol imperdonabile nell’anno del ritorno in B con le elezioni comunali della primavera 2019 ormai in dirittura d’arrivo.




 

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