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Livorno

In quella riunione l’idea del sindaco: fare come a Udine

In quella riunione l’idea del sindaco: fare come a Udine

L’ingegner Carlo Longhi era venuto a Livorno a passare ai raggi x lo stadio già due anni fa. Due volte, compresa quella di metà giugno quando ormai non potevamo più sognare altro se non un...

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L’ingegner Carlo Longhi era venuto a Livorno a passare ai raggi x lo stadio già due anni fa. Due volte, compresa quella di metà giugno quando ormai non potevamo più sognare altro se non un ripescaggio dalla serie C.

In precedenza, c’era stato il sopralluogo agli inizi di marzo, quando ancora avevamo un piede e mezzo in serie B: prima cioè di inanellare la sfilza di sconfitte che, insieme alle decisioni dell’arbitro e all’harakiri del portiere amaranto, faranno tornare il Livorno in serie C dopo 14 anni.

Al tavolo dell’allora prefetta Tiziana Costantino insieme al sindaco Filippo Nogarin e al patron amaranto Aldo Spinelli (accompagnato da Silvano Siri e dal dg Paolo Armenia) c’era anche il numero uno della Lega di B Paolo Abodi.

Nel corso di quella riunione il sindaco mise l’accento su un doppio binario: da un lato, come rispondere all’esigenza immediata di garantire la messa a norma dello stadio per l’inizio della stagione successiva («i lavori più grossi sono già stati fatti, bisogna solo sistemare alcune cose e presentare una documentazione precisa»); dall’altro, come guardare al futuro prossimo venturo puntando a una ristrutturazione dello stadio sul modello del nuovo impianto di Udine, costo 30 milioni di euro («sono in contatto con un gruppo di finanziatori interessati»).

Vale la pena di ricordare che in quell’incontro il sindaco precisò che sarebbero stati necessari tre anni per far realizzare il progetto (uno per progettazione e permessi, gli due altri invece per i lavori veri e propri). Ma senza bloccare l’utilizzabilità del campo. Giù tutto tranne la tribuna centrale, indenne dalla ruspa per via dei vincoli storico-architettonici: da demolire invece curve e gradinata più abbassamento del rettangolo di gioco togliendo la pista di atletica.

Resta da capire se qualcosa di quell’idea possa restare in piedi: del resto, non è forse vero che da mesi c’è sotto la cenere l’idea di utilizzare l’area dell’ippodromo Caprilli (ormai chiuso e in tristissimo abbandono) per farne almeno in parte un centro turistico-sportivo sotto il segno dei colori amaranto?

(m.z.)



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