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Arpat: sui cattivi odori l’Eni faccia di più
«Censite nella zona circa 500 sorgenti di maleodoranze, la metà delle quali riconducibili alla raffineria»
STAGNO. L’Arpat, l’agenzia regionale che si occupa di analisi e tutela ambientale, «ha censito circa 500 sorgenti di maleodoranze, circa la metà delle quali riconducibili alla raffineria Eni». A dirlo è la stessa agenzia, che a più riprese è stata chiamata in causa da un gruppo di abitanti della zona di Stagno che denunciano di frequente la presenza di nubi maleodoranti nell’atmosfera della frazione.
In una intervista al Tg3 Toscana (postata anche sul sito web di Arpat), il direttore Marcello Mossa Verre richiama Eni a fare un salto di qualità nella gestione del fenomeno. Nel mirino è, secondo l’alto funzionario di Arpat, il fatto che sono state rinvenute «acque mescolate a idrocarburi» e qualche problema al «tetto galleggiante del serbatoio» (che è «quello che evita il contatto fra questi materiali e l’aria»). In realtà, insomma, quel contatto c’è stato.
Per quanto riguarda ad esempio sei serbatoi in cui vengono stoccati prodotti semilavorati pesanti, il cronoprogramma dei lavori da fare indica per fine giugno-inizio luglio l'intervento relativo a «collettamento dei vapori dei serbatoi a terra e raccolta delle condense tramite i separatori di condensa» mentre per la fine di settembre il «convogliamento dei vapori all'impianto di abbattimento».
Riguardo a dieci serbatoi per lo stoccaggio di olio combustibile, è in agenda per fine mese il «test per il convogliamento e trattamento dei vapori di uno dei serbatoi con fotocatalisi», poi l'intervento su «due serbatoi per volta a partire dalla fine del mese di luglio» e entro dicembre il convogliamento dei vapori all'impianto di abbattimento.
I vertici Arpat riferiscono che «al di là del disturbo olfattivo» è stata riscontrata «una emissione abbastanza consistente di vapori di idrocarburi».
L’Arpat ha pubblicato anche gli esiti di una campagna di rilevazioni condotte con un mezzo mobile dal 15 settembre 2017 al 7 febbraio scorso. I dati parlano di un «quadro ambientale che, per quanto attiene gli inquinanti monitorati, evidenzia indicatori a breve termine che rispettano ampiamente le soglie previste dalla normativa vigente in materia di qualità dell’aria» (anche se «la concentrazione del biossido di zolfo» relativamente al picco orario e alla massima giornaliera risultano a Stagno «sensibilmente superiori» a quelli rilevati a Livorno nella centralina di via La Pira.
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