Il Tirreno

Livorno

Sul nostro mare sventolano le bandiere blu

di Mauro Zucchelli
Sul nostro mare sventolano le bandiere blu

Dal Calambrone a Castiglioncello ce ne sono quante in tutta la parte sud della Sardegna

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LIVORNO. Altro che la bandiera bianca che Battiato sventolava sul ponte: qui da noi il mare si apre alzando una bandiera blu. Anzi: tante, tantissime bandiere blu. Le distribuisce la “Fee”, acronimo che curiosamente equivale all’inglese di “tassa” ma in realtà indica una organizzazione internazionale non-profit che ha il quartier generale in Danimarca e si occupa di educazione ambientale. Come? Ad esempio, distribuendo le bandiere blu come marchio positivo che alla vigilia della stagione estiva viene dedicato a mare e spiagge.

All’interno dei confini del territorio municipale livornese le bandiere blu sono riservate a ben sei spiagge. Il dossier dell’eco-fondazione le indica così: 1) Cala del Miramare; 2) Rogiolo; 3) Spiaggia del Sale/Roma; 4) Tre Ponti; 5) Rex; 6) Cala Quercianella. Ma a dirla tutta è ovvio che i livornesi sentano loro anche la settima bandiera blu (quella dedicata a Calambrone-Tirrenia) e magari anche l’ottava (Castiglioncello). Otto in trenta chilometri scarsi di litorale: più di una ogni quattro chilometri di costa, e senza metter nel conto che in mezzo c’è uno dei porti più grandi della penisola. Se nel resto del Bel Paese si tenesse questo passo le bandiere blu dovrebbero essere quasi duemila, cioè cinque volte quel che sono adesso.

Basti dire che si contano sulle dita di una mano i Comuni costieri che hanno più bandiere blu di noi: ad esempio, Lerici in Liguria, Peschici in Puglia e La Maddalena in Sardegna (che ne hanno sette ciascuno). Del resto, la provincia di Livorno è quella che detta legge in Toscana e la Toscana è al 2° posto a livello nazionale.

Eppure è singolare che, per dirne una, non figuri nella mappa delle bandiere blu nessuna delle calette del Romito e invece compaia nell’elenco tanto il Calambrone che i Tre Ponti, che ovviamente non possono che risentire l’uno della vicinanza del porto e gli altri del fatto di essere localizzato in un tratto fortemente urbanizzato (e, detto per inciso, ferito dall’alluvione del settembre scorso). Senza contare che l’eco-vessillo sventola anche su Marina di Pisa, là dove alla foce dell’Arno finisce in mare tutto quel che il fiume ha trovato lungo il cammino.

Insomma, smettetela di sognare Sharm el-Sheikh, le Maldive o anche soltanto le meraviglie sarde dell’Asinara: meglio il Calambrone. E non è tutto: piantatela di farvi incantare dal fascino elbano di Fetovaia, Cavoli o la Biodola, statevene ai Tre Ponti perché hanno la bandiera blu e invece in tutta l’Elba sventola solo sulla Fenicia a Marciana Marina.

Bisogna tener presente che i criteri per assegnare la bandiera blu hanno a che vedere con qualcosa che spesso a poco a che fare con lo splendore magnifico di questa o quella spiaggia cult frequentata da migliaia di persone ogni giorno. La Fee mette nel computo sì la qualità delle acque dove fare il bagni (sia in termini di campionamenti che di requisiti di analisi), la capacità di depurare le acque reflue e di avere sotto controllo i parametri microbiologici e quelli fisico-chimici tenendo alla larga i coliformi fecali, gli enterococchi intestinali e l’inquinamento da oli e materiali galleggianti, ma poi mette l’accento anche su altri tasselli come la presenza di servizi igienici e spogliatoi così come di cestini per le cartacce e di bidoni per la differenziata, l’istituzione del divieto di passaggio con i veicoli e il controllo dell’accesso di animali, la fornitura di acqua potabile tramite una fontanella, la disponibilità di attrezzature di primo soccorso e l’accessibilità per disabili. Ma anche: la presenza di cartelli che indicano lo stato delle acque, la mappa delle spiagge, i codici di condotta da tenere in spiaggia, le informazioni sugli ecosistemi del litorale. Insomma, talvolta la differenza la può fare un bel cartellone: senza contare che, non essendo previste analisi proprie, la fondazione si basa principalmente sulle analisi di agenzie pubbliche e sulle autodichiarazioni che arrivano da parte dei soggetti locali che si fanno avanti.

Intanto, senza farsi troppe illusioni, prendiamolo come segnale d’attenzione – foss’anche solo autocertificata – alla qualità da offrire a chi sceglie le spiagge del mare nostrum.



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