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Ospedale, la ristrutturazione di viale Alfieri: 12 anni, 249 milioni e la riapertura di Monterotondo
Il progetto realizzato dall’Asl sulle indicazioni del Comune: laboratori all’ex Pirelli, un mega blocco al pronto soccorso. Camera mortuaria chiusa tre anni, sale endoscopiche trasformate in sale parto, traslochi continui. De Lauretis: "Impraticabile"
LIVORNO. Dodici anni di lavori. 249 milioni di costi. Un maxi-edificio centrale formato dall’attuale blocco operatorio, dal pronto soccorso e da una nuova area per le degenze mediche.E poi la riapertura di villa Rodocanacchi a Monterotondo come struttura ospedaliera. La chiusura per quasi tre anni della camera mortuaria di viale Alfieri. Lo stop per 24 mesi alla pista di atterraggio dell’elisoccorso. Traslochi continui di reparti e malati: Medicina che torna beffardamente al 5° padiglione prima di andare al 14°, Maternità che si sposta provvisoriamente al 2° per rendere l’8° antisismico, sale endoscopiche da riadattare a sale parto, Oncologia che va al 4° per tre anni, Ortopedia che per un po’ sta al 6°. Il tutto dentro un maxi-cantiere permanente: ruspe, gru, operai, polveri, camion, rumori che accompagneranno i degenti, i medici, gli infermieri e le attività sanitarie tutti i santi giorni da qui fino al 2031 (ad andar bene...).
Ecco il piano di ristrutturazione dell’ospedale di Livorno, realizzato dagli ingegneri dell’Asl sulla base delle indicazioni dell’amministrazione comunale.Una specie di Darsena Europa della sanità (ma più complicata, perché il nuovo terminal contenitori non comporterà la chiusura di alcun angolo di porto), alternativa al nuovo ospedale di Montenero bocciato (insieme al Pd) dagli elettori alle amministrative del 2014.Il progetto è rimasto per due anni nel cassetto del direttore generale dell’Asl Maria Teresa De Lauretis e in quello del sindaco Filippo Nogarin. Ora il numero uno dell’azienda sanitaria lo apre alla città.
La tempistica non è casuale: tre settimane fa, a Firenze, c’è stata la prima vera convergenza tra la Regione e il Comune sulla disdetta dell’accordo di programma per Montenero ed è iniziato (forse) un percorso mano nella mano verso una soluzione alternativa. Quale?Quella della ristrutturazione di viale Alfieri (che già prevede l’utilizzo dei capannoni ex Pirelli) pensata dall’amministrazione comunale, per l’Asl non è fattibile. «Dal nostro punto di vista è impraticabile», afferma De Lauretis, ribadendo quanto detto a fine marzo fa al tavolo della Regione a cui era presente anche il sindaco. «Non è compatibile con il mantenimento dell’attività sanitaria. Perché nel 2031 probabilmente Livorno avrebbe un bell’ospedale, ma la città ci arriverebbe in ginocchio».Idee ce ne sono altre (ad esempio l’utilizzo del Parterre da aggiungere all’area ex Pirelli), ma l’unico vero piano ad oggi è questo.
Neanche il vecchio progetto dell’ex dg Francesco Mariotti che ogni tanto torna a galla (e che prevedeva l’abbattimento dei padiglioni 4, 5 e 6 e la realizzazione di un monoblocco al loro posto) può essere messo sul tavolo o riproposto in alcun modo: «Non è fattibile - sottolinea De Lauretis -. Sono andata personalmente dal Sovrintendente regionale per capire se erano possibili deroghe ma la risposta è stata negativa. Tutti i padiglioni del 1931 sono vincolati».
Che il percorso nella ristrutturazione ipotizzata dall’Asl sulla base del disegno di palazzo civico sia in salita è chiaro anche agli occhi di un non addetto ai lavori. L’esempio più eclatante è il paradosso della riapertura di Monterotondo, ex ospedale diventato sede amministrativa dell’Asl 6, chiuso, murato e abbandonato da un quinquennio, finito alle cronache come simbolo di spreco di denaro pubblico (si pensi alla super ristrutturazione voluta dall’ex dg Monica Calamai che un anno dopo i lavori lo chiuse), da tempo tra i beni dell’Asl da alienare, e ora destinato nuovamente a tornare ospedale (per un po’, fino al 2028) prima di ritrasformarsi in uffici (fino al 2031...).
«La nostra posizione è chiara - continua De Lauretis - ma mi piacerebbe che si aprisse un confronto, una discussione tra addetti ai lavori e anche tra i cittadini». Come sarà (o come sarebbe) il nuovo ospedale di viale Alfieri nel 2031 lo si vede in maniera schematica nel grafico qua in alto. In sintesi, il cuore è previsto laddove ora c’è il pronto soccorso, la rianimazione e il blocco operatorio: quel blocco verrebbe allungato in direzione ovest e unito al padiglione 14 che ospita oggi il laboratorio di analisi, l’anatomia patologica, la farmacia. Al suo interno sarebbero spostate tutte le attività dell’area di Medicina (medicina generale, nefrologia, ematologia, medicina trasfusionale, neurologia, pneumologia oncologia, cardiologia), aggiungendosi alle attività di alta intensità di cura (sub-intensiva, intensiva, angiografia) che saranno ampliate rispetto a quelle attuali, alle attività di day hospital, day service e emodialisi e al pronto soccorso che, rispetto alla superficie attuale, verrà implementato di 750 metri quadri. Il laboratorio di analisi, l’anatomia patologica e il resto del padiglione 14 verrebbero trasferiti nell’area ex Pirelli, che il Comune metterebbe a disposizione dell’Asl. In cambio l’azienda cederebbe il padiglione 5 ristrutturato per il trasferimento dei 110 ospiti del Pascoli di via Mondolfi.Ma perché le attività del padiglione 14 possano trasferirsi alla Pirelli quest’ultima dovrà essere ristrutturata. Ecco che la costruzione del maxi-blocco avverebbe soltanto in un secondo tempo, attorno al 2025-2026. Prima ancora dei lavori all’ex Pirelli, è prevista anche la ristrutturazione di villa Rodocanacchi a Monterotondo, per un costo di 15 milioni: lì sarebbero trasferite inizialmente attività territoriali e ospedaliere importanti quali l’ospedale di comunità, la riabilitazione, la salute mentale, l’Hospice e, nella fase finale dell’intervento, poi gli uffici amministrativi. Dodici anni così, tra cantieri e traslochi. Sempre che non ci siano intoppi o ritardi...
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