Gioco
La protesta degli avvocati davanti al carcere
Nel secondo giorno di astensione i legali sollecitano la riforma dell’ordinamento penitenziario
LIVORNO . Aurora Matteucci, vice presidente delle Camere penali di Livorno e responsabile per l’osservatorio sul carcere, tiene in mano il testo della riforma penitenziaria non ancora approvata e che rischia di cadere nel dimenticatoio. Accanto a lei i colleghi (Francesca Galiuto, Goia Napolitano, Francesco Agostinelli e Massimo Tuticci) che ieri hanno partecipato alla protesta davanti alle Sughere che arriva al termine dei due giorni di astensione delle udienze.
«L’iniziativa – spiega il presidente Nando Bartolomei – costituisce espressione locale della più ampia manifestazione organizzata a livello nazionale dall’Unione delle camere penali italiane per la mancata attuazione della riforma dell’ordinamento penitenziario la cui esecuzione, purtroppo, si è persa nei rivoli della burocrazia parlamentare e si è arenata alla Commissione giustizia». O meglio, la decisione di rinviare la discussione del testo ad una Commissione parlamentare ancora non insediatasi, finisce con il rallentare l’iter «di una riforma urgente e necessaria – aggiunge Matteucci – destinata, con ogni probabilità, a restare lettera morta».
Tra i punti che stanno maggiormente a cuore agli avvocati c’è quello del sovraffollamento. «Con la riforma – va avanti Mettucci – sarebbe possibile per i detenuti meritevoli uscire dal circuito carcerario affrontando dei percorsi di socializzazione e lavoro diversi. In questo modo, secondo gli studi che sono stati fatti, la possibilità di commettere nuovi reati si abbassa moltissimo, fino a raggiungere l’1%».
Non sono passati inosservati gli interventi del presidente della Camera, Roberto Fico, nonché del Garante nazionale per i detenuti, Mauro Palma, che hanno sollecitato la discussione della riforma davanti alla Commissione speciale (l’unica che, già insediata, potrebbe effettivamente valutare il testo licenziato dal Governo). «L’obiettivo – proseguono gli avvocati – è mettere in risalto la condizione in cui versano molti detenuti in attesa di una riforma che tende ad allineare il nostro Paese, dopo le pesanti condanne di Strasburgo, a quel senso di umanità della pena e di finalità rieducativa della stessa previsti dalla nostra stessa Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo».
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