Il Tirreno

Livorno

Il vescovo operaio «Lavorare è un dono non una disgrazia»

di Roberto Riu
Il vescovo operaio «Lavorare è un dono non una disgrazia»

La messa del Primo Maggio a bordo del Moby Vincent  Giusti celebra in ricordo di Nunzio Viola e Lorenzo Mazzoni 

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LIVORNO. Una messa per Lorenzo Mazzoni e Nunzio Viola, i due operai morti nell’incidente avvenuto in porto, a bordo del traghetto Moby Vincent, attraccato a due passi dalla Stazione Marittima. È il vescovo Simone Giusti a celebrarla nel giorno della Festa del Lavoro, scegliendo un luogo strettamente legato alle realtà del mare.

Durante la messa il vescovo ha compiuto un ampio giro, toccando temi come il lavoro e la sicurezza, a partire proprio dalla recente tragedia: «Questi drammi - ha detto Giusti prima di avviare la celebrazione - ci ricordano che è necessario migliorare ulteriormente la sicurezza sul posto di lavoro. Vanno trovate soluzioni tecniche tali da garantire gli imprenditori e gli operai». Per il vescovo occorre che le norme siano internazionali. L’aumento delle norme di sicurezza porta ad un incremento dei costi e chi non rispetta le norme è avvantaggiato nel mercato internazionale, mentre qui si perde lavoro. «È evidente che con l’isolazionismo non si risolvono i problemi e tanto più in una realtà così interconnessa come sono i porti a livello mondiale». Poi sulla Darsena Europa: «Ci sono grandi aspettative. Se non ho letto male il presidente Corsini parla di altri mille posti di lavoro nel nostro porto. Però occorre che partano i lavori per la nuova darsena, occorre che la diga foranea sia fatta, occorre che i bacini tornino in linea. Bisogna accelerare».

Un pensiero è andato inoltre alla figura di Federico Sgherri, recentemente scomparso, già capo-pilota in porto e per diversi anni alla guida dell’associazione “Stella Maris” presieduta ora da Salvatore Vasta, anche lui ex capo-pilota: si tratta di un’associazione attiva nel sostegno pratico e spirituale dei marittimi, stranieri ed italiani, che sbarcano nel nostro porto trovando, come ha spiegato padre Emilio Kolaczyk, un punto di riferimento nella chiesa di San Ferdinando (o Crocetta) il cui ambito parrocchiale è stato allargato all’area portuale. Nell’omelia monsignor Giusti ha quindi riaffermato il valore del lavoro come un qualcosa che deve essere garantito a tutti. Al contempo bisogna che ciascuno dia il proprio contributo secondo le proprie possibilità e capacità: «Non deve esistere il fannullone che vive sulle spalle di chi lavora».

Il vescovo ha poi affrontato il tema della scuola. «Ci sono duecentocinquantamila posti di lavoro vacanti – ha sottolineato – perché non si trovano persone con quelle caratteristiche. Perché le scuole non stanno preparando persone di cui c’è bisogno. Va bene mantenere il taglio umanistico secondo la tradizione italiana, ma non è pensabile che nell’epoca dei computer si possa andare avanti col pallottoliere». E ancora: «Lavorare non è una disgrazia, è un dono. Un dono al quale va dato il giusto corrispettivo per mantenere la propria famiglia». Non è mancato neanche un riferimento al tema del reinserimento nel mondo del lavoro anche attraverso i lavori socialmente utili: «Mi è stato detto che vanno ripensate le leggi sul lavoro. Benissimo. Allora ripensiamole». La politica deve insomma riprendere il bandolo della matassa per creare lavoro ed offrire opportunità. In tal senso vanno le parole dell’ex presidente Sandro Pertini con cui monsignor Giusti ha concluso la sua omelia: «Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede il Paradiso in terra, ma quello che dovrebbe avere ogni popolo».

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