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Bottini dell'Olio, si inaugura il nuovo museo della città - Video
Livorno, dalla preistoria a Virzì: in anteprima viaggio alla scoperta di quasi 600 oggetti d' arte in vetrina
LIVORNO. Il Museo della Città è finalmente diventato realtà. Manca giusto la sistemazione degli ultimi dettagli in vista dell’inaugurazione ufficiale prevista in pompa magna con la festa di domani, lunedì 30 aprile, ma il traguardo è raggiunto.
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Si prosegue così nella riconversione turistica del cuore della Venezia visto che il nuovo museo si trova a due passi dallo sbarco dei croceristi, quasi in un crocevia obbligato a mezza strada tra le due Fortezze. Anche una delle ultime eredità della giunta Cosimi è stata dunque portata a termine, dopo quattro anni inoltrati dall’insediamento della giunta Cinquestelle di Filippo Nogarin.
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LUNEDI' 30 APRILE FESTA PER L'INAUGURAZIONE
Ecco il programma previsto per l’inaugurazione di lunedì 30 aprile (domani)
ore 17.30: “Rouge”, azione urbana teatrale a cura degli ope- ratori della Fondazione Goldoni e Nuovo Teatro Commedie;
ore 17.40: aria da Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni con le corali Mascagni, Savio, Del Corona, Monaco, Del Mon- te, Accademia Vocale Città di Livorno, Joyful Gospel Ensem- ble, Jubilation Gospel Choir
(al piano Giorgio Maroni, dirige Laura Brioli)
ore 17,45: intermezzo poetico con Simone Casalini e Ginevra Pfeiffer, Centro Il Grattacielo
ore 17,50: “Livorno” di Piero Ciampi con Bobo Rondelli e i cori cittadini (al piano Fabio Marchiori, dirige Riccardo Pagni)
ore 18: saluto delle autorità
ore 18,15: taglio del nastro e apertura alla cittadinanza
ore 18,15/18,55 circa (all'interno del Museo): “Uno e Ogni Uno” proposto dalla Compagnia di Virgilio Sieni con cittadini di Livorno
ore 19: suona il Quasibarocco Ensemble dell'Istituto musicale Mascagni con Alice Creatini, Giovanni Cavicchia, Martina Gremignai, Desireè Del Santo, Sofia Pieraccini (flauti), Simone Dei (contrabbasso) e Tullia Niccolini (clavicembalo); in programma brani di Boismortier, Bach e Vivaldi (a cura del M° Mauro Rossi, docente di flauto dell’Istituto Mascagni).
Il Garden Club ha curato la composizione floreale.
DALLA PREISTORIA A VIRZI': QUASI 600 OGGETTI IN MOSTRA
Il tocco finale all’insieme sarà dato dal completamento del fosso di viale Caprera e dalla realizzazione del ponte: entro il mese di luglio è atteso il progetto definitivo, come ha ricordato l’assessore Alessandro Aurigi, per un’opera che è già finanziata con il bando delle periferie. Le passerelle di collegamento pedonale tra una sponda e l’altra invece sono in capo a Consabit e rientrano nelle opere di urbanizzazione connesse alla realizzazione dei quattro edifici ancora da costruire insieme al rifacimento della piazza del Luogo Pio.
«Abbiamo la forza di finalizzare e ringrazio tutta la giunta che ha saputo fare squadra», ha detto non a caso Nogarin, comparso all’improvviso ieri alla presentazione e accolto con un po’ di sorpresa dall’assessore Francesco Belais che stava facendo gli onori di casa («un museo non è una scatola chiusa ma un qualcosa di vivo che può essere ampliato e via via si arricchisce») giustificando proprio l’assenza del sindaco che doveva essere trattenuto da altri impegni.
«Questa città aveva bisogno di chiudere tante partite che negli anni erano rimaste aperte», ha subito aggiunto il primo cittadino prima di tuffarsi nel percorso guidato del museo che al piano terra dei Bottini dell’Olio ripercorre la storia di Livorno, riportando così alla luce il patrimonio delle collezioni comunali conservate nei depositi del museo Fattori e della biblioteca Labronica.
Il percorso di visita si completa attraverso un lungo corridoio che immette nella chiesetta sconsacrata di san Giuseppe, che si affaccia su piazza del Luogo Pio e in cui trova spazio la collezione di arte contemporanea. Un polo museale che compresa la biblioteca è costato quasi 7,5 milioni, una bazzecola per una struttura del genere da 6 mila metri quadri riuscendo a mantenere però un alto livello qualitativo, come spiegano gli architetti di Guicciardini e Magni. È lo studio specializzato fiorentino che ha curato l’allestimento, e che vanta allestimenti importanti come il Museo dell’Opera del duomo di Firenze (costato oltre 18 milioni) o la Biblioteca Richelieu di Parigi, calibrandolo con leggerezza nel rispetto dei luoghi. Cosa che si nota bene, specie nella parte contemporanea dove il contrasto con l’interno barocco della chiesa poteva altrimenti risultare pesante.
Sono quasi 600 gli oggetti d’arte esposti senza contare le collezioni archeologiche e numismatiche. Il percorso dei Bottini dell’Olio si apre dall’età del ferro, con l’esposizione di reperti rinvenuti nell’area livornese (vasellame, bronzi, fibule e busti marmorei) e si fonda in particolare sulla preziosa collezione Chiellini, donata al Comune a fine Ottocento, con oggetti funerari di età etrusca e romana. Poi un’allestimento centrale che riproduce un fondale sabbioso sul quale sono adagiate le anfore romane e un ceppo d’ancora recuperati dal relitto di Ardenza. Un rapido passaggio nel medioevo, pescando dal fondo “diplomatico di Livorno” con pergamene e documenti del Quattro-Cinquecento e un incunabolo del 1482, mentre in una teca è conservato il bozzetto di gesso dei 4 mori (senza granduca) attribuito al Tacca di fronte a una riproduzione della Fortezza Vecchia.
Si passa al Seicento tra stampe e quadri d’epoca con viste varie della città e al Settecento con i due grandi dipinti, quello appena restaurato della “Piazza d’Armi” di Tommaso Gherardini, la piazza Grande del 1776 e la “Festa in Darsena” che erano esposti fino a non molto tempo fa in Palazzo comunale.
Poi l’editoria, a testimonianza della fiorentissima attività cittadina, con le edizioni meno conosciute stampate dalla tipografia Coltellini e i best seller dell’epoca “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria e L’enciclopedia di Diderot e D’Alambert pubblicata in città nella sua terza edizione.
Sempre al centro del primo stanzone, sotto le belle volte a crociera, è allestita la parte tecnologica: il tappeto multimediale, ancora ricoperto dal cellophane, che permetterà una passeggiata interattiva sulla mappa della città e una stanzetta il “Cave” per la realtà virtuale in cui indossando occhiali 3D si viaggerà nella Livorno del Seicento.
Nella seconda parte del museo, sempre al piano terra dei Bottini, si attraversa un corridoio disadorno e ci si trova in faccia agli affreschi trecenteschi prelevati dall’Eremo della Sambuca che immettono nella sezione di arte sacra. Qui sono conservate la riproduzione scenografica del tempio ebraico di Livorno distrutto dai bombardamenti e tra le altre opere, la bellissima iconostasi greco ortodossa della Santissima Trinità.
Per la parte risorgimentale la fanno da padrone cimeli garibaldini: oltre alle giubbe rosse, si può ammirare il poncho di Giuseppe Garibaldi e il suo scrittoio. Infine la grafica, da Pollastrini, Fattori e Nomellini a Cappiello, e una sezione specifica dedicata a Mascagni con manoscritti e locandine.
Sull’altra parete è esposta la prima bandiera del Pci cucita dalle sarte livornesi nel 1921.
Si chiude il percorso con le tre false teste di Modigliani adagiate su un piedistallo e infine la sezione dedicata al cinema a Livorno, con i manifesti e la proiezione continua su uno schermo di un video curato da Marco Sisi che raccoglie gli spezzoni dei film più importanti girati in città a partire da Ben Hur del 1925.
Tornando sui propri passi si seguono le indicazioni per arrivare alla sezione contemporanea, che è stata curata dallo storico dell’arte Mattia Patti. Qui l’opera centrale del percorso che spicca da sola nella navata della chiesa è “Il grande rettile” di Pino Pascali.
L’opera visibile anche dal primo piano, fu acquistata dal comune nel 1967 nell’ottava edizione del premio Modigliani per 350 mila lire (oggi le opere di Pascali superano il milione di euro all’asta), un anno prima della scomparsa improvvisa dell’artista pugliese. Nella parte laterale tra le altre si trovano da un lato la grande “Cloaca maxima” di Giuseppe Uncini, mentre dall’altro “La corsa di Alma” di Emilio Isgrò accanto a “In cold fact" di Gianfranco Baruchello.
Al primo piano, nel matroneo, da notare “X spazio totale” di Mario Nigro e “Hiroshima 2” di Tancredi Parmeggiani e il cotone idrofilo in tela di Piero Manzoni del ’62 della serie “Achrome”. Il costo di ingresso è di 8 euro che scende a 6 ridotto e per gruppi (minimo da 15).
E’ previsto inoltre un biglietto a 10 euro cumulativo che sarà valido anche per il museo Fattori (ridotto 8 euro). Il pacchetto delle offerte, in funzione turistica, sarà confezionato anche nella “Livorno card” ha sottolineato Belais che ha annunciato a breve la selezione per la scelta di un direttore scientifico che si occuperà dei musei della città.
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