Gioco
Soft Robotics, il robot del futuro copia polpi e gatti: i guru del mondo in città
Il polo di Livorno apripista per i 300 scienziati in conclave: sabato 28 aprile la competizione ai Pancaldi
LIVORNO. Il giorno in cui gli dissero che avrebbe costruito lui il tempio più incredibile mai visto – la Sagrada Familia di Barcellona – Antoni Gaudì non si mise a scartabellare i disegni degli archi-star: al contrario, appiccicò lo sguardo alle conchiglie, al volo del calabrone, alle “architetture” delle foglie e dei fili d’erba («l’albero del mio giardino è il mio maestro»). Dev’essere andata così anche per l’équipe di ingegneri della Scuola superiore di studi universitari Sant’Anna – sotto la guida di Paolo Dario, lo scienziato livornese padre della biorobotica – che quasi dieci anni fa è sbarcata nell’avamposto degli ex bagnetti per iniziativa dell’allora assessore Giovanna Colombini nel team del sindaco Alessandro Cosimi e ora ha messo radici nel nuovo Scoglio della Regina inaugurato dal sindaco Filippo Nogarin, con la squadra dell’ing. Cecilia Laschi, ritenuta nel 2015 dalla comunità scientifica di RoboHub fra le 25 donne geniali del pianeta insieme alla sua collega Barbara Mazzolai, entrambi livornesi (l’una di adozione e l’altra di origini).
In principio era il polpo: ingrediente base della cultura materiale labronica ma tutt’al più portandolo in tavola con un bel contorno di patate. Figuriamoci se la tradizione culinaria amaranto, che oltretutto prescriveva modalità cruente per rendere più gustoso il menù, si immaginava che questo straordinario animale del mare nostrum potesse avere abilità tanto straordinarie da farne un vip della comunità scientifica internazionale.
Adesso 300 fra le menti più brillanti a livello internazionale in questo settore di frontiera sono a Livorno per il conclave mondiale: e, non ci crederete mai, sono qui non per il nostro mare o perché siamo simpaticoni e scanzonati, ma perché quel centro di ricerca targato Sant’Anna è diventato l’apripista di una nuova frontiera high tech. La competizione si svolgerà sabato 28 aprile, ai Bagni Pancaldi dalle 9. Del resto, Octopus – il polpo numero uno – è ormai in tournée in mezzo mondo neanche fosse un big come Eminem o Brad Pitt. In effetti, non c’è tappo che resista alla scaltrezza (e alla testardaggine) del polpo se decide che vuol mangiare quel che c’è dentro il barattolo chiuso. Non basta: guai a pensare di rinchiudere il polpo in una scatola con un buco, per quanto piccolo possa essere ce la farà a passarci dentro.
Dietro queste abilità c’è il fatto che il cervello, anziché esser concentrato nella testa, è “distribuito” un po’ in tutto il corpo come una “confederazione di cervelli”, come direbbe il dottor Cardoso, il medico-filosofo di “Sostiene Pereira”. Non dimentichiamoci l’iper-destrezza dei movimenti: dipende dal fatto che la muscolatura dell’animale è composta da tre tipologie sovrapposte e orientate in modo differente.
«Cos’è un ingegnere? Un tizio che risolve problemi», dice Dario. Ma invece che a mr Wolf pensa al bivio sul fronte dell’innovazione. «C’è quella incrementale, migliorando un po’ il processo e un po’ il prodotto – afferma – ma sempre un passo dopo l’altro. E c’è invece l’innovazione radicale, che rivoluziona tutto: un cambio di paradigma». E l’idea dove la vai a cercare? Nella natura: ha avuto milioni di anni e fantastiliardi di tentativi per correggere il tiro.
Ma il polpo è solo uno degli esempi possibili: il prof. Dario cita il caso del gatto che salta giù da un muro alto 8-10 volte il micio, sarebbe cose se una persona ce la facesse a fare uno zompo da un grattacielo di 20 metri senza farsi male. E poi: il colibrì che vola all’indietro, la seppia in grado di nascondersi e di accelerare all’improvviso, lo scarafaggio che entra dappertutto...
«Tutti animali che gli zoologi osservano da secoli, – dice Dario – ma per descriverli: serve invece un occhio da ingegnere per capire la meccanica del movimento o la modalità aerodinamica».
Le giovani intelligenze l’hanno capito, basta guardare la platea di questi incontri di biorobotica: mai viste facce così giovani in una assise di questo livello. «È stato deciso di non utilizzare hostess ma di contare sui volontari per gestire il convegno», segnala Paolo Dario: «Tanti studenti o giovani specialisti sono qui fianco a fianco con le superstar del settore e lo fanno volentieri: chi non vorrebbe stare a bordocampo in un match dei mondiali in cui giocano Ronaldo e Messi ? Ecco qui a Livorno abbiamo portato i top player della robotica soft». Di più: per loro siamo noi il Bernabeu o il Maracanà.
La “partita” c’è davvero: è prevista per domattina alla sala meeting dei Pancaldi, ingresso per tutti (fino a esaurimento posti), dalle 9 in poi. In realtà è un test per mostrare a tutti cos’è la nuova robotica e perché non bisogna averne paura: ma vuoi mettere il brivido della gara?
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