Il Tirreno

Livorno

Nogarin molla l’assessora i possibili sostituti in lizza

di Juna Goti
Nogarin molla l’assessora i possibili sostituti in lizza

Il sindaco ha accettato le dimissioni della donna del reddito di cittadinanza Dhimgjini: «Ho deciso che è il momento di abbandonare. Ringrazio la città»

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LIVORNO. «Prendo atto delle dimissioni presentate dall’ex assessore Ina Dhimgjini». Una frase scritta all’inizio di una nota di poche righe e il sindaco Filippo Nogarin conferma quello che ormai era nell’aria da ore: Ina Dhimgjini non è più assessora alla casa e al sociale. Martedì pomeriggio è stata lei stessa a protocollare la lettera di dimissioni e a bussare alla porta del primo cittadino, dopo aver disdetto tutti suoi appuntamenti. I due si sono parlati, Nogarin ha detto di volersi prendere un paio di giorni per riflettere. E alla fine, con le dimissioni già sul tavolo, non è passato un secondo di più.

Così la trentaduenne laureata con lode in giurisprudenza, titolare del sociale e della casa fin dall’inizio dell’avventura a M5S, saluta il municipio. Ma sulle cause del suo addio, arrivato proprio nel giorno di pubblicazione del nuovo bando del reddito di cittadinanza, in casa pentastellata continuano a farla da padrone i punti interrogativi.

Perché Dhimgjini si è dimessa? «Come per tutte le cose c’è un inizio, un’evoluzione e una fine, e io ho deciso solo di anticipare la fine», si limita a rispondere lei contattata dal Tirreno: «I motivi sono già stati ampiamente spiegati al sindaco». «Al di là delle considerazioni sulle motivazioni più profonde – scrive invece lui – che possono averla spinta a rinunciare all’incarico a un solo anno dalla conclusione del mandato, nel momento in cui abbiamo la possibilità di raccogliere quanto seminato in questi quattro anni, è evidente che non avrebbe senso continuare il cammino con chi ha ufficialmente espresso il proprio desiderio di guardare altrove». Guardare altrove? Motivazioni più profonde? Quali?

Certo è che in casa M5S si sta già lavorando al sostituto. «Nei prossimi giorni – fa sapere Nogarin – effettuerò una serie di incontri e colloqui con alcune persone che io, la mia giunta e il gruppo di maggioranza stiamo individuando, in modo da trovare quella più adatta per andare a ricoprire questo ruolo così delicato. Conto di sciogliere la riserva già a metà della prossima settimana». Nel Palazzo, a un anno dalle elezioni, c’è chi dice di guardare verso il mondo dell’Unione Inquilini di Daria Faggi o di Asia Usb di Giovanni Ceraolo, fino a volti vicini a BL o a Città diversa. Ma è possibile che alla fine la scelta ricada su un outsider, come è stato per Dhimgjini.

Il sindaco ringrazia «di cuore» l’ex assessora che «con professionalità e dedizione ha portato avanti la politica di rinnovamento impressa da questa amministrazione in una città difficile per la sua tenuta sociale». E chiude con una frase che non passa inosservata: «All’avvocato auguro una carriera ricca di soddisfazioni personali...».

Così la domanda resta: perché queste dimissioni? Quello che intano emerge dalle parole di Dhimgjini, è che il passo fatto martedì era già definitivo, irrevocabile: «È il momento di abbandonare questo percorso e di cogliere l’occasione per ringraziare tutti». Si sa che pochi giorni fa, dopo l’inchiesta del Tirreno sul reddito di cittadinanza e le dichiarazioni dell’assessora sui soldi da trovare (soldi che poi sono arrivati dagli aumenti sulle cremazioni, dopo che proprio da Dhimgjini Nogarin aveva ripreso la delega ai cimiteri), nelle stanze del Comune ci sono state tensioni. Quanto hanno pesato?

Dhimgjini è diplomatica, anche un po’ criptica, e non vuole fare polemiche: «Ripeto, ho scelto definitivamente di abbandonare il percorso quando ho rassegnato le dimissioni al sindaco. Non c’è chissà quale lettura. Sono entrata cercando di fare bene, di lavorare con impegno, ho dato il massimo, ora è arrivato il momento di salutare. È legittimo che un assessore decida di rassegnare le dimissioni, le cose sono andate come dovevano andare». Aggiunge solo che «non corrispondono al vero le letture date» rispetto a un suo eventuale impegno esterno legato al concorso in magistratura. «Io ho sempre fatto concorsi. Ma questo è un percorso di vita assolutamente non legato alle dimissioni irrevocabili di martedì».

«Ora invece di puntare i riflettori su di me – conclude – vorrei fossero puntati su chi ogni giorno ho avuto modo di apprezzare al fianco dei più deboli. Ringrazio le istituzioni, il sindaco, il prefetto, il questore, i consiglieri comunali, gli uffici del sociale, l’intera città. È stata una crescita professionale e umana che non ha prezzo. Cosa farò da domani? Quello che ho sempre fatto: sono entrata da avvocato, sono avvocato, continuerò la mia professione, gli studi, continuerò ad essere la Ina di sempre».

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