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Santonocito e il nuovo ospedale: «L’esempio per Livorno sia Berlino»
Livorno, il primario di neurochirurgia boccia il progetto di ristrutturazione di viale Alfieri: «Serve una struttura nuova con un grande monoblocco, magari all’ex Pirelli»
LIVORNO. «Quando ho visto per la prima volta l’ospedale di Livorno stentavo a crederci: era uguale al vecchio ospedale di Bergamo in cui ho lavorato tanti anni. Costruito dallo stesso architetto Venturi e praticamente con lo stesso nome “Ospedali Riuniti”». Orazio Santonocito, 56 anni, catanese, dal 2015 direttore del reparto di neurochirurgia di viale Alfieri, è considerato il Ruud Gullit della nostra sanità, uno dei primari fuoriclasse dell’Asl Toscana Nord Ovest, al timone di una struttura che non ha mai smesso di crescere da quando fu creata mezzo secolo fa dal professor Ratcliff Crudeli, oggi diventata punto di riferimento a livello italiano al pari delle più affermate aziende ospedaliere universitarie.
Dopo la pubblicazione sul Tirreno del progetto per la ristrutturazione dell’ospedale, realizzato dai tecnici dell’Asl sulla base delle indicazioni arrivate dall’amministrazione comunale - un maxi-cantiere lungo 12 anni con decine di traslochi e addirittura la riapertura di villa Rodocanacchi a Monterotondo - Santonocito ha deciso di seguire l’invito del direttore generale De Lauretis e intervenire nel dibattito portando la sua esperienza: «Era il 2013 quando lasciammo i vecchi Ospedali Riuniti di Bergamo per entrare in una nuova struttura, l’Ospedale Papa Giovanni XXIII - racconta –: posso quindi testimoniare cosa significhi per un medico cambiare ospedale e quali siano le differenze».
«I primi mesi - ricorda Santonocito - furono duri, disagi e problemi non trascurabili, sia per noi medici che per i pazienti, ma dopo il primo periodo di rodaggio abbiamo toccato con mano cosa significhi lavorare in un ospedale nuovo, ipertecnologico, con molte più risorse a disposizione, funzionalità degli spazi, percorsi semplificati. Anche i pazienti hanno sperimentato il vantaggio del nuovo ospedale: ambulatori moderni, sale d’attesa e stanze di degenza più confortevoli, tutti aspetti che fanno la differenza». Secondo Santonocito Livorno deve seguire la strada di Bergamo: «La città ha urgente bisogno di un ospedale nuovo - sottolinea -. Non ha alcun senso ristrutturare l’attuale struttura, concepita per una sanità del 1930 e non più attuale per la gestione di una sanità moderna».
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I problemi sono di due ordini. In primis i tempi e i disagi della ristrutturazione, che hanno fatto dire a De Lauretis che ristruttrando viale Alfieri «Livorno arriverebbe al 2031 in ginocchio». «Sarebbero enormemente lunghi e grande sarebbe il disagio di continuare a lavorare in mezzo ad un cantiere aperto - evidenzia Santonocito -, come possono testimoniare medici e infermieri dell’ospedale San Gerardo di Monza dove la ristrutturazione è in corso o quelli del Niguarda di Milano che hanno vissuto una situazione simile». E poi c’è il nodo fondamentale del risultato finale: «I servizi essenziali, come radiologia, terapie intensive, diagnostica, degenza devono essere riuniti all’interno di un monoblocco, non è più possibile pensare di separare le degenze. Serve dunque un monoblocco che raccolga tutte le degenze internistiche e chirurgiche, sui vari piani, che si sviluppi in larghezza e altezza».
Insomma, non si può fare a meno secondo il neurochirurgo di un ospedale nuovo. Dove? Anche attiguo a quello attuale: per Santonocito l’esempio a cui Livorno deve guardare in questo senso non è dunque più Bergamo, ma addirittura Berlino: «Condivido l’idea di un ospedale nuovo costruito all’interno dell’area Pirelli - afferma -. Si potrebbe così recuperare qualcosa della vecchia struttura come è stato fatto per l’ospedale universitario della Charité di Berlino, che è uno dei maggiori policlinici universitari d’Europa, dove sono riusciti a far convivere mirabilmente nella stessa area il nuovo gigantesco monoblocco con alcuni vecchi padiglioni recuperati e restaurati e utilizzati per alcuni servizi che non richiedono la stretta vicinanza col monoblocco, il tutto all’interno della vecchia area tra vialetti e giardini del vecchio ospedale. Livorno, con le dovute proporzioni, dovrebbe pensare nella stessa maniera...».
Si obietterà: ma il progetto bocciato dalla De Lauretis prevedeva già un allargamento verso la Pirelli (ma per ospitare strutture come laboratorio di analisi, anatomia patologica, cucine, magazzini, centrali termiche). Il nodo su cui potrà svilupparsi il dibattito sul nuovo ospedale è proprio qui: l’utilizzo della Pirelli (e anche di parte del Parterre) per costruire ex novo, dalle fondamenta il grande monoblocco. Di fatto ricostruire l’ospedale al parco Pertini. Con i servizi non fondamentali lasciati nell’attuale struttura.
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