Il Tirreno

Livorno

In quattro anni sei assessori chi è uscito dal palazzo M5S

di Juna Goti
In quattro anni sei assessori chi è uscito dal palazzo M5S

Dall’incaricata per un giorno all’uomo dei conti volato a Roma dalla Raggi Nogarin deve decidere sulle dimissioni di Dhimgjini, che resta in silenzio

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LIVORNO. Il sindaco scioglierà il nodo tra oggi e domani. Se accetterà le dimissioni protocollate due giorni fa dall’assessora al sociale Ina Dhimgjini, certificherà il sesto cambio nella squadra di governo dall’inizio dell’era amministrativa a Cinque Stelle. Sei cambi in giunta in quattro anni. Tra chi ha deciso di salutare, chi è stato invitato ad andarsene e chi non ha fatto neppure in tempo a sedersi.

È il caso dell’architetta Simona Corradini, presentata dal sindaco il primo luglio del 2014 come nuova titolare del traffico e del commercio e stoppata subito il giorno dopo dalla base a Cinque Stelle (e dal regolamento pentastellato) perché poche settimane prima aveva corso con la lista civica di Marco Cannito.

Ben più rumoroso, alla fine del 2015, è stato il saluto alla giunta dell’assessore all’ambiente e alla mobilità Giovanni Gordiani. La rottura definitiva con il sindaco è arrivata su Aamps e sulla scelta di andare verso il concordato. «Frena Filippo, frena», disse Gordiani in consiglio comunale a Filippo Nogarin, prima dello strappo e dell’arrivo a Palazzo Civico dell’assessore Giuseppe Vece.

Ma il primo vero rimpasto di giunta c’è stato nel giugno dell’anno successivo, nel 2016, quando il primo cittadino ha aperto le porte a Francesco Belais (cultura) e ad Andrea Morini (sport), salutando Serafino Fasulo (che nei mesi precedenti aveva avuto qualche screzio con la base a Cinque Stelle) e Nicola Perullo, che poco prima era finito sotto i riflettori per una collaborazione poi saltata in extremis con Azimut Benetti.

Si è arrivati così all’agosto dello scorso anno, quando a decidere di fare la valigia è stato uno degli assessori di punta della giunta M5S: Gianni Lemmetti, delega al bilancio e alle partecipate, l’uomo del concordato Aamps, è salito sul freccia bianca e ha raggiunto Roma. Destinazione: assessorato ai conti di un’altra amministrazione pentastellata, quella di Virginia Raggi, che ha preso Livorno per una sorta di vivaio (tra poche settimane raggiungerà Lemmetti anche l’ex capo di gabinetto di Nogarin, Massimiliano Lami).

Questa è stata la fotografia dello scacchiere della giunta fino a martedì, quando l’assessora Dhimgjini ha fatto protocollare una cordiale lettera di ringraziamento. E di saluto. Il sindaco si è preso due giorni per valutare se accettare o respingere le dimissioni. Mentre intorno all’assessora e alle cause del suo passo regna il silenzio.

Si sa che pochi giorni fa, dopo gli articoli pubblicati dal Tirreno sul reddito di cittadinanza e in particolare le dichiarazioni rilasciate da Dhimgjini sui soldi legati alle mense delle Rsa, in municipio ci sono state tensioni. Nessuna lite in giunta, diceva ieri Nogarin. Ma gli screzi forti ci sono stati, e sono stati nel corso di una riunione con la ragioneria e il settore del sociale. Da capire quanto abbiano pesato sulla decisione finale dell’assessora, che a ottobre aveva già ceduto la delega ai servizi cimiteriali al primo cittadino (il quale ha poi annunciato di voler rivedere le cremazioni, da dove tra l’altro arriverà la metà dei soldi destinati al reddito di cittadinanza). Dhimgjini si è dimessa proprio dopo aver messo il timbro sul terzo bando del reddito di cittadinanza, partito martedì mattina.

Si sa anche che la titolare del sociale e della casa – 32 anni, laurea con lode in giurisprudenza, chiamata fino a oggi a gestire due dei settori più delicati e difficili – negli ultimi mesi ha preparato anche il concorso in magistratura: un importante impegno di studio e di possibile carriera.

(j.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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