Il Tirreno

Livorno

«Ci hanno lasciati soli in un deserto»

di Ursula Galli
«Ci hanno lasciati soli in un deserto»

I commercianti disperati: «Viviamo tra le transenne, neanche il bus ferma più»

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LIVORNO. «Ci aspettavamo che, dopo gli articoli sul Tirreno sulla crisi di Clc, qualcuno dal Comune, il sindaco, un assessore, un dirigente, venisse a rassicurarci sul proseguimento dei lavori in piazza delle Carrozze e dietro le case. Ma non è successo. Non sappiamo più nulla. E noi vediamo il cantiere in piazza fermo da settimane, per non parlare appunto di quello dietro alle case alluvionate dove i lavori sono partiti e si sono subito bloccati».

E’ sgomento Davide Bernini, l’edicolante di piazza delle Carrozze, che si guarda intorno in un angolo della città un tempo bello ora desolante, che dà il magone, tra il cantiere fermo, i sacchetti di sabbia distribuiti dopo l’alluvione rotti e marciti, i cartelli stradali che furono divelti dalla furia dell’acqua ancora in terra a fianco della funicolare.

«Viviamo nell'abbandono e le nostre attività stanno risentendo non poco. L’autobus non ferma più qui e tra l’altro non ci sono nemmeno cartelli che lo indicano, con disagi per l’utenza, i parcheggi sono ridotti per una voragine aperta, quindi di gente ne viene sempre meno. E quella che viene magari per andare al Santuario, non è invogliata a fermarsi».

Angela Gomiero, della Caffetteria di Montenero conferma il senso di abbandono con cui la gente della zona vive la situazione. «Dopo gli articoli del Tirreno di alcuni mesi fa, prima delle elezioni, i lavori erano ripartiti. Ma sono andati avanti a singhiozzi. Poi si sono fermati. Abbiamo chiesto ad alcuni operai che cosa stesse succedendo e ci hanno risposto che stavano aspettando l’arrivo di alcuni tubi. Abbiamo invece letto che Clc ha chiesto il concordato e questo ci ha invece dato una mazzata. Non ci interessa dare colpe, vogliamo sapere se qualcuno si è messo a tavolino per risolvere la situazione. Piazza delle Carrozze non può vivere con una voragine ancora aperta a 7 mesi dall’alluvione, e nessuna certezza».

Ancora più dolorosa la testimonianza di Luca Bardi, che con il fratello Davide ha perso il suo bar, Caffè dei Bardi, investito in pieno dalla fiumana d’acqua in quella terribile notte tra il 9 e il 10 settembre. I due fratelli hanno rilevato l’immobile, il bar è chiuso da allora e lo stanno faticosamente rimettendo in sesto, fra mutui, qualche donazione e rimborsi che non arrivano, anche se - dice - «da voci che girano, sembra che i rimborsi dalla Protezione Civile nazionale cominceranno ad arrivare a fine aprile, comunque entro settembre. Sennonché, mentre prima delle elezioni era un via vai di politici locali e nazionali ad interessarsi e a “scaricare barili”, dopo non si è più visto nessuno e di ufficiale non si sa niente».

«Non sappiamo proprio niente anche di un altro intervento che abbiamo chiesto al Comune - continua -, quello di realizzare una specie di scalino con una griglia, che servirebbe, in caso di piogge forti, a far defluire in sicurezza l’acqua che scende da via di Montenero in modo che non venga addosso al mio negozio. Ma per ora non ci hanno detto ne sì né no, e se lo fanno, spero che lo facciano prima della riapertura del mio bar. E comunque prima di far passare mesi di siccità e arrivare di nuovo alle piogge impreparati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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