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Il sindaco si fa avanti: da Venezia alla Venezia, date a Livorno le “mani” di Quinn - Video
La richiesta di Nogarin dopo che la Soprintendenza ha intimato la rimozione dell’opera dal canal Grande: «Me la immagino a reggere la Fortezza Nuova»
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LIVORNO. Mica scherza Filippo Nogarin, sindaco pentastellato di Livorno con un cognome che tradisce le origini venete. Mica scherza quando nella prima mattina di una domenica d’aprile che sa già d’estate alza il telefono e chiama a Venezia: «Se la Soprintendenza ha deciso che dovete togliere da là quelle mani, Livorno è pronta ad accoglierle a braccia aperte...». Mission impossible? Il motto d’ordine per ora è «why not»: «Perché non provarci?».
Le mani bianche, o meglio le gigantesche mani bianche di cui parla Nogarin sono quelle che nel maggio del 2017 sono venute fuori dalle acque del canal Grande di Venezia per “sorreggere” la facciata dell’hotel Sagredo: un’opera, alta nove metri per più di due tonnellate, che l’artista Lorenzo Quinn (figlio della star di Hollywood Anthony Quinn) ha realizzato per accendere i riflettori sul problema del riscaldamento globale e sensibilizzare il pubblico sulle fragilità della laguna, e più in generale del pianeta.
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In questi giorni le cronache di Venezia raccontano che la Soprintendenza ha inviato al Comune a all’hotel l’ordine di rimozione: l’installazione doveva essere provvisoria, anche l’ultima proroga è scaduta e il 30 aprile – scrive il quotidiano la Nuova – dovranno partire i lavori di smontaggio.
Così Nogarin la butta lì: «All’inizio, quando ho letto la notizia, ho pensato che fosse una follia togliere un’opera d’arte del genere da Venezia. E un po’ per provocazione ho detto: se la fanno tanto lunga portiamola a Livorno. Ma vediamo se si trova davvero la strada: da Venezia alla Venezia». Dalla città dei canali al rione livornese dei canali. «Visto che l’artista ha detto che sarebbe felice se l’opera restasse a Venezia, la metto così: in Veneto la Soprintendenza intima una certa strada, magari la nostra Soprintendenza accetta di appoggiare le grandi mani alla Fortezza Nuova, per esempio...».
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Il sindaco ieri ha contattato la responsabile dell’hotel, Lorenza Lain, e non sono esclusi possibili futuri contatti con l’artista. Nessuna volontà di andare sui piedi – tanto per restare in tema – alla città sull’acqua, «che considero la mia seconda casa». Il ragionamento è semmai questo: visto che la Soprintendenza veneta ha intimato con data certa la rimozione delle mani di Quinn, Nogarin prova a percorrere una strada che possa far arrivare quelle mani «da Venezia alla Venezia», con un gioco di parole che richiama la volontà dall’artista. «L’opera potrebbe finire in un magazzino, invece l’arte è qualcosa che appartiene a tutti...».
Per la verità alla porta sembra già esserci la fila, compresi i nomi di importanti musei internazionali. Senza contare la volontà di molti veneziani di trovare un modo per tenere l’installazione in città. «Lo so, è un’operazione difficile, ma non impossibile», replica Nogarin, che racconta di averne già parlato con qualche imprenditore locale e con l’Autorità portuale. Un’idea che il sindaco ha lanciato anche in direzione della Soprintendenza delle nostre parti.
«Mi immagino le mani che tengono la Fortezza Nuova, ma qualsiasi collocazione che sia fattibile e che possa valorizzare la nostra città andrebbe chiaramente bene». «Perché no», ripete tra una frase e l’altra: «Un’opera così importante fa discutere e sarebbe una grande occasione di promozione turistica per Livorno». Dove tra una settimana, proprio nel cuore del quartiere della Venezia, aprirà il museo della città. «Ho lanciato l’idea e c’è già un dibattito interno positivo, anche con qualche provocazione divertente che non vi dico. Proviamoci, perché no...?».
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