Gioco
«La crisi di Clc ricadrà sui piccoli»
L’allarme di Valtriani (Cna): un macigno sulle imprese livornesi, serve un piano
LIVORNO. «Quei libri portati in Tribunale dalla Clc pesano come un macigno sulle spalle di tante piccole e medie imprese del settore edile livornese». Così il direttore della Cna Marco Valtriani interviene sul ricorso al concordato in continuità da parte della più grande azienda edile di Livorno, di cui il Tirreno ha scritto tre giorni fa.
Molte aziende si sono rivolte in queste ore alla Cna per esprimere disagio e preoccupazione per il futuro. Perché la scelta del concordato - con un portafoglio-debiti che nell’ultimo bilancio ammontava a 26 milioni verso i fornitori e 15 verso le banche - rischia di penalizzare molto chi vanta un credito da Clc.
«Purtroppo – continua Valtriani – si tratta di un dramma annunciato, e temiamo che non sia l’unico vista la profonda crisi dell’edilizia in tutta la regione ma nel nostro territorio in particolare. Serve urgentemente un piano concertato con le principali stazioni appaltanti locali, che avvii interventi di manutenzione, ristrutturazioni e soprattutto azioni di rigenerazione urbana, la vera nuova frontiera dell’urbanistica locale, in cui non si consuma più territorio ma si valorizza il costruito con nuove tecnologie edili».
Valtriani lancia un messaggio al mondo dell’imprenditoria ma soprattutto alle istituzioni: «Occorre la volontà politica di dialogare su questo tema con alla mano il nuovo codice degli appalti, così da permettere alle imprese locali di giocarsi a pieno la possibilità di aggiudicarsi i lavori, facendo rimanere sul territorio la massima ricaduta degli investimenti pubblici».
La prima occasione utile - secondo Cna - sono i piani triennali di investimento delle amministrazioni comunali presenti su tutta la provincia. «Chiediamo a tutte – conclude il direttore Cna - un confronto urgente su questa tematica per dare una prospettiva concreta a tutte quelle imprese del settore costruzioni (in cui rientrano non solo quelle edili in senso stretto, ma anche le aziende dei settori impianti, infissi, progettazione, sicurezza, forniture...), che in questi anni di crisi industriale hanno fatto da ammortizzatore sociale al territorio assorbendo gran parte degli espulsi dalle grandi aziende».
«Anche nel caso della crisi della Clc - continua il numero uno di Cna -, come purtroppo altri in questi ultimi anni, sono queste piccole e medie aziende dell’indotto le prime a pagare il prezzo più alto della crisi».
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