Sicurezza
Sequestrate 13mila borse false
Blitz in porto delle Dogane e della Finanza: articoli cinesi con un marchio italiano, multa da 15mila euro
LIVORNO. Il blitz è scattato incrociando i dati, osservando la provenienza e la destinazione di quei due container, analizzando tutti i rischi collegati. Verifiche e controlli che hanno portato alla scoperta di un carico con migliaia di articoli contraffatti, «chiaramente ingannevoli per i consumatori», come spiegano gli inquirenti. Così i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, insieme ai finanzieri delle Fiamme gialle di Livorno, sono entrati in azione e hanno aperto i due container appena sbarcati al Terminal Darsena Toscana, trovando all’interno più di 13mila borse false per un valore totale di circa 100mila euro: prodotte in Asia e provenienti dalla Cina, riportavano il marchio registrato di una ditta fiorentina - alla quale erano destinate - insieme all’indicazione “Firenze”. «Una serie di elementi - aggiungono dagli uffici delle Dogane - che potevano portare i clienti a pensare di acquistare borse made in Italy, quando invece sono state prodotte in Paesi non europei».
Il sequestro delle 13mila borse risale ad alcuni mesi fa, ma le indagini sono appena concluse e nei confronti dell’azienda è scattata una maxi-multa di 15mila euro per la violazione della legge a tutela del made in Italy, sanzione amministrativa già pagata dalla società fiorentina. Che poi, nelle scorse settimane, è tornata in possesso di tutta la merce, mettendola subito a norma per la vendita: su ogni articolo, sia sul cartellino dove si legge il prezzo che nella parte interna, è stata applicata infatti un’etichetta con la scritta “Prodotto fabbricato in Paesi extra-Ue”. «D’altronde quelle borse potevano ingannare i consumatori, che adesso invece sono tutelati al momento dell’acquisto», ripetono i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, evidenziando che «un’altra etichetta simile è stata messa sulla confezione di ogni articolo».
Il controllo di quei due container al Terminal Darsena Toscana, alla fine dello scorso anno, rientra negli accertamenti che l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di finanza svolgono quotidianamente in modo congiunto, facendo sempre un’attenta analisi di rischio con l’obiettivo di selezionare e verificare la merce sospetta che arriva nel porto di Livorno. «In quel caso c’era qualcosa di molto strano - sottolineano gli inquirenti - e così è scattato subito un controllo per l’eventuale contraffazione della merce, ipotesi poi confermata da quello che è stato trovato all’interno dei container». E così è stato scoperto un sistema tale da ingannare i consumatori con un falso made in Italy.
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