Gioco
Il “padre” di Hoasy condannato a quattro anni per bancarotta
Livorno, Enzo Bargagna, 71 anni, era imputato per i crac di due società Due anni e quattro mesi alla moglie e all’imprenditore Gerardo Angioli
LIVORNO . Il padre di “Hoasy”, storico marchio di abbigliamento e materiale da surf made in Livorno, è stato condannato a 4 anni di reclusione in abbreviato per una doppia bancarotta fraudolenta, societaria e patrimoniale che sfiora il milione di euro tra soldi e vestiti. Con la sentenza di primo grado si è chiusa così l’inchiesta condotta dal nucleo di polizia economica della finanza dal 2015 e nella quale erano imputati l’imprenditore Enzo Bargagna, 71 anni, fondatore del marchio con le palme stilizzate, la moglie Patrizia Picchi, 67, e Gerardo Angioli, 61, quest’ultimo in qualità di socio della Sdl Lab Srl, l’altra società di abbigliamento dichiarata fallita dal tribunale di Livorno il 2 aprile 2014.
Il giudice per l’udienza preliminare Marco Saquegna, sempre in abbreviato, ha condannato Picchi e Angioli a due anni e quattro mesi di reclusione, assolvendo la prima per il crac Hoasy «per non aver commesso il fatto».
Inoltre ha disposto per tutti e tre gli imputati «l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per dieci anni». Decretando così – e questo è il risvolto personale forse peggiore – la fine imprenditoriale di alcune delle figure storiche del commercio livornese.
«Prima di presentare formalmente appello attendiamo di leggere le motivazioni del giudice (saranno depositate entro novanta giorni ndr) – spiega l’avvocata Anna Francini che difende Bargagna – ma la prima impressione è che si tratti di una decisione ingenerosa vista anche l’assoluzione del mio cliente per una parte del capo d’imputazione e la sua estraneità al crac della Sdl Lab».
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Il giudice, infatti, nel dispositivo ha assolto Bargagna per quello che riguarda il trasferimento di merce scontata per un valore di poco meno di 30 mila euro dalla Hoasy Lab srl alla Hoasy Tech Limited, società con sede a Malta creata – secondo l’accusa – per continuare l’attiva imprenditoriale dopo il fallimento della prima, dichiarato il 3 dicembre 2014. Ma il grosso delle imputazioni riguardava il sistema scoperto dagli investigatori coordinati dal pubblico ministero Daniele Rosa che nel novembre 2014 ha portato all’arresto del settantunenne, rimasto per mesi ai domiciliari.
Dietro alla gestione delle due società, c’era infatti un disegno ricorrente: intestavano di volta in volta le quote di una società a un prestanome oppure alteravano i bilanci dell’altra e infine cedevano a titolo gratuito il marchio. Il tutto continuando a gestire direttamente entrambe le attività. Per la Sdl Lab Srl, ad esempio, sono spariti 700 mila euro di capi d’abbigliamento che invece risultano dalla situazione contabile al 31 marzo 2012. Inoltre i tre imprenditori hanno cercato, vista la brutta parata, di sottrarsi a eventuali responsabilità intestando quote della società a un soggetto e utilizzando un prestanome come liquidatore. Ma non solo perché hanno fatto sparire buona parte delle scritture contabili rendendo impossibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari.
Un trucco simile è stato messo in atto per quello che riguarda il crac Hoasy. Dagli accertamenti Bargagna ha trasferito il diritto di utilizzare il marchio, a titolo gratuito nel 2013, alla società Hoasy Tech Limited. Ma le fiamme gialle hanno scoperto che si trattava si di una società fittizia con sede operativa a Malta e soprattutto riconducibile allo stesso imprenditore che attraverso questo sistema si è messo nelle condizioni di gestire la società avvalendosi di un amministratore apparente. Infine tra il 2007 e il 2013 gli amministratori della Hoasy Lab avrebbero alterato i bilanci alla scopo di ingannare i creditori ed evitando allo stesso tempo ai soci un esborso – si parla di 325 mila euro – per ripianare le perdite ma aggravando in questo modo il dissesto della società, fino al suo fallimento.
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