Gioco
I locali emigrano nell’ultra-periferia
La difficile convivenza fra mala-movida e abitanti Ma se si spengono le luci non aumenta la tranquillità
LIVORNO. C’era una volta il Cantuccio, lungo la panoramica che sale al santuario di Montenero lato Monteburrone. C’era anche il Frumpy, fuori Tirrenia dov’è quasi Camp Darby. C’era il Sottosopra, in uno slargo di via della Valle Benedetta. Tre flash per dire che non è una invenzione di oggi lo spostamento dei luoghi di divertimento collettivo lontano dalle abitazioni. Però mai come adesso.
Sembra che la voglia di movida intenda starsene alla larga dal resto della città. E se la città dei giovani si dà riti e luoghi in “riserve indiane” proprie, ecco che questo tipo di spazi si sono moltiplicati al di là dell’estrema periferia.
È accaduto con lo Sharing in quell’ex striscia di concessionari, autolavaggi e benzinai fra Ardenza e Antignano oppure, più a sud, all’ombra della torre del Romito con il Precisamente a Calafuria.
Qualcosa del genere lo ritroviamo all’altro capo della città, in direzione nord: lungo l’asse dell’Aurelia si è strutturata una “via dei fast food” e del dopocena, fra Burger King, Old Wild West e McDonald’s solo per elencarne alcuni(ma lì c’è pure Bon Ton, che ha un altro punto vendita alle spalle del sottopasso di Coteto).
Quest’ultimo è un locale che sta all’interno di un polo industriale-artigianale di aziende, officine e commercio. Non è l’unico esempio di questo genere: non dimentichiamo quel che avviene la sera in un’area come il Picchianti che di giorno è un susseguirsi di attività metalmeccaniche, fabbrichette chimiche, magazzini di ditte commerciali, capannoni manifatturieri, impianti di termovalorizzazione e chissà cos’altro.
Un locale tira l’altro, soprattutto se il flusso è un fiume di auto, scooter e under 40 come accade ogni fine settimana al The Cage, che sta in cima a una stradina a fondo cieco, al di là dei margini della Leccia, sulla collina che si appoggia al parco di Villa Corridi. Nel raggio di un chilometro tutt’attorno la notte ci sono più auto in sosta di quelle che assediavano lo stadio nel giorno del derby…
Ma – in un passato più o meno recente, più o meno trasmigrato nel presente – la caccia a collocazioni che consentissero di dribblare il rischio di scontri con le famiglie del vicinato ha riguardato un po’ tutte le strade che potessereo offrire separatezza rispetto alla vita diurna della città: è capitato, tanto per citare un paio di casi, a Shangai così come in via Salvatore Orlando sotto le ex ciminiere della centrale Enel.
Il mercato dei fondi commerciali ha cercato di dare questa risposta: capannoni in disuso che si sono lasciati alle spalle il proprio destino di terre di nessuno senza identità per diventare contenitori dell’unamità con i sintomi della “febbre del sabato sera” (e anche del giovedì o del venerdì).
Non stiamo parlando di episodi ma di una tendenza che è diventata una pratica concreta di sviluppo della città: rimescolando gli usi del territorio, ripescando ex realtà produttive fatte fuori dalle leggi dell’economia.
È vero che la pressione della movida sulle aree abitate può risultare problematica: e non vale solo a Livorno, basti guardare tutte le difficoltà di convivenza che l’esuberanza giovanile ha con le famigliole in pantofole davanti alla tv di Amadeus o Carlo Conti. Anche a Pisa, protagonisti soprattutto migliaia di studenti fuori sede. Anche a Firenze, dove c’è da fare i conti anche con un esercito di turisti.
Ma allontanare i locali dai quartieri significa che dopo il normale orario di chiusura dei negozi – dall’ora di cena in poi, insomma – scatta il coprifuoco.
Smettiamola con la retorica perché, a differenza di New York, Livorno va a dormire, eccome. Attenzione, però: se in centro o nei quartieri restano accese solo le luci dell’illuminazione pubblica, è difficile immaginare che le strade diventino più tranquille. Certo, finalmente ci saremo tolti dai piedi i ragazzotti che alzano un po’ troppo il gomito, che litigano o che cantano alla luna: ma, senza locali né musica né niente, chi vi immaginate di poter trovare per strada quando ormai è scesa la sera?
Ben vengano dunque vetrine accese e strade frequentate: proprio per star più tranquilli. Poi, ovvio, sono indispensabili vigilanza e controlli: ma questo è già un altro capitolo della nostra storia.
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