Gioco
«Mi hanno dato quei 500 euro ma ora me li chiedono di Tari»
Una delle beneficiarie del bando 2016: «A sorpresa hanno tolto le esenzioni sulla tassa della spazzatura e mi sono arrivati da pagare anche gli arretrati»
LIVORNO. «È paradossale. Mi danno 500 euro al mese per sei mesi di reddito di cittadinanza, poi tolgono le esenzioni ai poveri e mi vengono a chiedere 500 euro di tasse per la spazzatura, con tanto di arretrati. Mi sento presa in giro». Quasi non ci crede Fioralba La Morticella. Scuote la testa mentre legge l’avviso che le è arrivato pochi giorni fa dagli uffici Tari del Comune. «Guardi, devo pagare in tutto 505,43 euro: sono sempre stata esente e ora improvvisamente mi chiedono la Tari del 2018 e quella del 2017. Posso pagarla in tre rate da 168,48 euro. Ma quali rate... diano delle spiegazioni e rimettano le esenzioni per gli indigenti. Chi è nella mia situazione non può pagare anche gli arretrati».
La Morticella – 51 anni, madre di due donne di 21 e 29, e nonna – quando nel 2016 è rientrata tra i cento beneficiari della misura sperimentata a Livorno è finita anche sulla stampa internazionale: «Sono venuti a casa un giornalista americano di Bloomberg e una troupe israeliana mandati dall’amministrazione comunale», racconta.
Dell’esperienza del reddito parla così: «È stata bella. Ho partecipato al bando pensando di non avere speranza, invece sono arrivata settantesima». E da maggio a ottobre 2016, ogni ventesimo giorno del mese, è andata in tesoreria e ha ritirato 500 euro. «Mi sono iscritta a Reset, ho vigilato i parchi della zona nord, quattro ore al giorno per più giorni a settimana. Ma dei cento beneficiari mica tutti lo hanno fatto, e hanno preso i soldi lo stesso...». «Quei 500 euro – premette – sono stati un’entrata importante per la mia famiglia: bollette, spesa. Ma dopo sono ripiombata nell’indigenza».
Fioralba, prima di quel bando, non era sconosciuta al sistema di presa in carico del Comune ed è iscritta da anni al centro per l’impiego. «Vivo nell’indigenza da sempre – racconta – e per mantenere la mia famiglia mi sono rimboccata le maniche, ho fatto i lavori più umili: dalla colf alla lavapiatti negli stabilimenti balneari». Tanti lavoretti, ma niente di stabile: «Forse la cosa più stabile che mi hanno trovato al centro per l’impiego sono stati tre mesi alla Coin con un’agenzia interinale».
Negli anni passati ha seguito un percorso con i servizi sociali, è stata nell’emergenza abitativa e nel 2012 le è stata assegnata una casa popolare. «In quel periodo avevo i contributi del Comune: 200 euro ogni tre mesi più i soldi per far studiare le mie figlie». Dopo i sei mesi del reddito, dall’ottobre 2016 all’agosto 2017 «per la prima volta sono rimasta senza niente». «In Comune ci hanno spiegato che non avremmo più avuto diritto al reddito di cittadinanza e ho fatto domanda per la Sia». Che all’inizio non le è stata assegnata,poi le è stata riconosciuta per qualche mese, fino a gennaio di quest’anno. Quando il Sia del governo è diventato Rei, è rimasta a vivere con solo una delle figlie e non ha più avuto diritto al contributo. «Ma continuo il percorso formativo personalizzato con il centro per l’impiego previsto dalla Sia», sottolinea: «Il 3 maggio inizierò il corso in Provincia per prendere l’Haccp».
Il punto è che «negli anni passati avevo sempre ricevuto aiuti dal Comune perché il settore del sociale valutava la mia situazione. In più, da indigente, avevo sempre avuto esenzioni, ad esempio sulla Tia o Tari». Mentre da gennaio è rimasta “a piedi” e nei giorni scorsi è arrivato anche l’avviso di pagamento. «Io ho votato il Movimento 5 Stelle perché credevo e ancora credo nei suoi principi, ma quando c’è stato da arrivare al dunque sono rimasta delusa. Sono arrabbiata, dal Movimento rivoluzionario in cui credo mi aspettavo che amministrasse in un altro modo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
