Il Tirreno

Livorno

Il direttore generale di Friultrasporti dopo gli arresti: «Andiamo avanti»

Federico Lazzotti
Donato Nardone
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Donato Nardone

Livorno, Donato Nardone spiega l'estraneità della società rispetto all'inchiesta giudiziaria: "Gli indagati fuori dal cda, la priorità sono i dipendenti"

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LIVORNO. La faccia che esce dalla burrasca giudiziaria che ha travolto il satellite di società legate al nome di Paolo Beltramini, l’imprenditore arrestato la settimana scorsa con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla forde fiscale, è quella di Donato Nardone, 59 anni, spezzino di nascita e dal 2016 direttore generale di Friultrasporti: colosso livornese che si occupa di movimentazioni merci in mezza Europa attraverso 500 semirimorchi e le autostrade del mare.

La sua voce, a un certo punto del colloquio nell’ufficio dell’avvocato Sergio Russo, si incrina. È il momento in cui parla del futuro dei dipendenti. «In questa storia – ripete – di mezzo c’è il destino di centoventi famiglie assunte direttamente da noi e altrettante legate all’indotto. A cominciare dai padroncini a cui appaltiamo parte del lavoro. Ecco, da una settimana a questa parte, il nostro obiettivo è tutelare queste persone e la storia della società che – voglio sottolineare – è operativa e continuerà ad esserlo, sia nei confronti dei clienti che dei fornitori. Perché – prosegue – è bene ricordare che l’azienda è totalmente estranea all’inchiesta».

Se è vero nelle carte dell’indagine “Olympus”, condotta dalle fiamme gialle, vengono contestate irregolarità fiscali nei confronti di Eurospedi e Italtrasporti, è altrettanto vero che nell’ordinanza di custodia cautelare compare il nome della Friultrasporti che controlla la prima e che con la stessa ha diversi dipendenti e amministratori in comune. A cominciare da Luca Di Giambattista, pure lui ai domiciliari: da un lato legale rappresentate della Eurospedi e dall’altro proprietario direttamente di Friultrasporti con il 7% delle quote e indirettamente con il 24% di DFB Finance srl (che a sua volta detiene il 51% di Friultrasporti).

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«Di Giambattista – chiarisce Nardone – ha dato le dimissioni dagli incarichi la settimana scorsa e a breve sarà nominato il nuovo consiglio di amministrazione dove gli indagati non avranno incarichi». Un modo per sgomberare qualsiasi ombra, soprattutto agli occhi di investitori e istituti bancari. «Non entro nel merito dell’inchiesta giudiziaria – è la premessa – perché al momento abbiamo altri pensieri. Il nostro obiettivo è chiarire alcuni aspetti. Il primo è sgomberare il campo associando il nome di Beltramini a quello della Friultrasporti e dell’inchiesta. Il secondo è che nel giro di 40 milioni di euro di presunte fatture false ipotizzato dalla finanza a noi non ne viene contestata neanche una. Anche perché se esistono irregolarità esistono sul mancato versamento Iva per trasporti fuori dalla comunità europea, operazioni che noi non facciamo. E poi tutta la nostra contabilità è tracciata come ci chiedono le aziende con cui facciamo affari».

Nello specifico delle contestazioni che gli investigatori fanno ad Eurospedi Nardone spiega: «L’addebito e di 1 milione e 362mila euro di evasione. Esiste un milione come Eurospedi ancora nelle disponibilità nelle casse dell’erario. Mentre per 104mila è stato già presentato un credito Iva sul 2017. Ecco che restano 250mila euro. È molto, ma il gruppo ha capacità patrimoniale di 50 milioni di euro per poter tamponare questa cifra». L’ultimo pensiero, prima di tornare nella sede dell’azienda, è per Beltramini che un anno e mezzo fa lo ha voluto al vertice dell’azienda. «Paolo veniva raramente in ufficio. A lui basta un’ora per vedere affari che altri non vedono. Ecco perché spero che torni presto».
 

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