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Livorno

Spinelli assente, c’è Romano: «Che partita»

Spinelli assente, c’è Romano: «Che partita»

Il vicepresidente in tribuna: l’esultanza al vantaggio, la sofferenza e la liberazione. «Uno spettacolo»

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LIVORNO. È già allo stadio due ore prima che i giocatori facciano ingresso in campo. Abbigliamento sportivo. Jeans, pullover blu che lascia spazio a un colletto della camicia, color bianco. Passa in mezzo alla gente, ascolta mentre passeggia nervosamente nello spazio antistante al bar della tribuna. È Marco Arturo Romano, vice presidente (con il 28% delle quote societarie) e da pochi giorni anche direttore generale. È la terza volta che mette piede al Picchi. Fu con il Piacenza («non me lo ricordi – dice –, peccato quel rigore sbagliato nel recupero»), fu poi con il Siena, in occasione del debutto in panchina di Foschi. Una sorta di uomo porta fortuna, se ci mettiamo che era sugli spalti pure a Viterbo. «Figuriamoci se col Pisa potevo mancare - spiega prima del derby - speriamo però che i giocatori approccino alla partita nella maniera giusta. Senza troppi nervosismi e, come ha detto Sottil, tenendo il campo con spensieratezza e la voglia di divertirsi. Se saranno bravi a far questo, potremmo avere ottime possibilità di festeggiare al triplice fischio». E così è stato.

La partita inizia, Romano prende posto in tribuna d’onore. Il posto è il solito che aveva Aldo Spinelli, ieri assente, quando veniva alla partita. Ogni tanto, basta buttare un occhio e lo si vede soffrire. Sempre composto, anche se ogni tanto lo si vede muovere come a volte accade a un comune tifoso immedesimato in quel che fa un calciatore sul manto erboso. Doumbia segna e lui si alza. Distribuendo il cinque a chi gli sta vicino. Finisce il primo tempo, dispensa sorrisi a destra e a manca, prima di sparire nella pancia dello stadio. Direzione, hospitality. Puntuale spunta di nuovo un minuto prima che cominci la ripresa. Al raddoppio, esulta ancora e la sua faccia diventa più distesa. Ha capito che ormai è fatta, anche se non si sa mai. Tre fischi. Tutti a casa.

«Che partita, che spettacolo», dice a chi è al fianco, e con la mano che rotea come quanto si vuol significare “tanta roba”. Saluta tutti. Anche i giornalisti che vorrebbero sapere qualcosa in più. Stacca il cellulare, riprendendo la strada di Frosinone. È già concentrato sulla trasferta sarda. E poi non vuol dire nulla. C’è L’Arezzo che sta giocando con il Siena. La scaramanzia non è tutto. Ma a volte, ha un suo perché. E infatti da Arezzo arriveranno grandi notizie.

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