Il Tirreno

Livorno

I vertici della Teti impianti indagati per evasione fiscale

di Federico Lazzotti
I vertici della Teti impianti indagati per evasione fiscale

Livorno, nei confronti Diego Salvadori, 60 anni, rappresentante legale della società e Marzio Spinelli, 58, amministratore di fatto disposto il sequestro preventivo per 400 mila euro 

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LIVORNO. Altri due imprenditori livornesi nei guai per bancarotta fraudolenta e documentale, false fatture e il mancato versamento dell’Iva. Al centro di questa nuova inchiesta i vertici della Teti Impianti area export, società di capitali che opera nel settore del commercio all’ingrosso di materiale elettrico e che ha la sede legale in via Grande. Nel registro degli indagati sono finiti in due: Diego Salvadori, 60 anni, rappresentante legale della società e Marzio Spinelli, 58, amministratore di fatto della stessa società.

È al termine dell’indagine che sono state sequestrate disponibilità finanziarie, quote sociali e tre immobili per un valore complessivo di circa 400 mila euro. Una misura preventiva attuata, nei giorni scorsi, dalla guardia di finanza nei confronti di due imprenditori, indagati per evasione fiscale e bancarotta fraudolenta, e denunciati per omessa dichiarazione. Le fiamme gialle, su ordine del pubblico ministero Daniela Rosa, hanno dato esecuzione ad un decreto emesso dal giudice per le indagini preliminari Antonio del Forno nei confronti dei due indagati.

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Le indagini hanno evidenziato che i due non hanno presentato le dichiarazioni fiscali dal 2011 al 2015, celando al fisco circa 3, 5 milioni di euro di introiti. I finanzieri hanno anche rilevato che i due avevano distratto dalle casse della società, dichiarata fallita nel maggio del 2015, oltre 250 mila euro. «A questo risultato – spiegano dal comando provinciale della Finanza – siamo arrivati al termine dell’esame condotto nel corso di una verifica fiscale della documentazione contabile ed extracontabile della società nonché all’esito dell’incrocio di dati appresi mediante un’analisi trasversale di elementi acquisiti attraverso le banche dati in uso agli inquirenti, i finanzieri sono giunti alla ricostruzione del reale volume d’affari dell’impresa». Prosegue, dunque, l’attività delle Fiamme Gialle livornesi volta a contrastare gli illeciti fiscali. «Questi reati – concludono dalla finanza – che minano il tessuto economico del Paese e finalizzata all’aggressione dei patrimoni illecitamente costituiti attraverso la perpetrazione di reati tributari».

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